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Presto farà giorno











Un’opera prima attira sempre uno sguardo molto particolare: spesso severo, da parte di noi scriventi che tanto sappiamo criticare, raramente amorevole e pronto a perdonare qualche svista. Come se fossimo tutti pronti a dire in faccia al regista, giovane e inesperto: "Adesso sei nel mondo vero". Una buona soluzione sarebbe quella di cogliere ciò che di positivo il film muove, come sa farsi grande in un mondo crudele proprio grazie a quei rari momenti di poesia che strappano un brivido o attraggono lo sguardo come i “grandi” film sanno fare.
Questo è il caso del primo lungometraggio di Giuseppe Ferlito, “Presto farà giorno”. Il film ha molte debolezze: alcune vistose, nei dialoghi, piuttosto sciatti e banali; altre appena percepite, nella recitazione, a tratti pedante, e nel peso mal distribuito dalla sceneggiatura nel ritmo del film. Queste debolezze danneggiano molto il godimento del film, che procede quasi a singhiozzi, toccando a tratti una buona empatia, in altri tratti operando quel distaccamento, tanto improvviso quanto fastidiosissimo, dal fascino della visione. Il regista pecca, altro errore costante tra i debuttanti, di virtuosismo: spesso il montaggio classico viene bruscamente interrotto da inquadrature fortemente espressive o scene oniriche che sanno troppo di metafora retorica e lasciano un gusto acido in bocca: di essere trattati come incapaci.
La sensazione è che il film faccia di tutto per farsi valere, tranne l’unica cosa che dovrebbe fare: piacere. Nella semplicità della trama. Ma il film riesce a trovare un suo spazio, seppure piccolo, di rivalsa. Tocca le corde giuste. Il finale salva tutto il resto dell’impianto narrativo. Un buon colpo di scena, una buona trovata a livello registico, una chiusura degna di una sceneggiatura di alto livello: si tira un sospiro di sollievo e si può lasciare la sala in parte rasserenati. Sicuramente questa nota positiva nel finale può essere il centro dove focalizziamo la nostra attenzione, in modo da prendere ciò che di buono “Presto farà giorno” può lasciarci.

La frase:
"Io sto bene. Solo sento un po’ di freddo nelle ossa".

a cura di Matteo Brufatto

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