Pasolini prossimo nostro
Fu il film dello scandalo, subì diverse censure che ne posticiparono l'uscita in sala di alcuni anni, "Salò e le 120 giornate di Sodoma" visse gli stessi disagi e le stesse ingiustizie del suo autore, assassinato il 2 Novembre del 1975 all'Idroscalo di Ostia poco prima di finirne il montaggio definitivo. Ora torna in sala - in un documentario di circa un'ora e qualche mese dopo le commemorazioni per i trent'anni dalla scomparsa - grazie a Giuseppe Bertolucci, che ha raccolto e montato un'intervista inedita di Pier Paolo Pasolini rilasciata durante le riprese del film. Materiale d'archivio e clip audio si alternano alle foto di scena che scorrono sullo schermo per tutta la durata del documentario. Un'intervista amara e senza speranza, come lo stesso Pasolini fa notare al suo interlocutore, una confessione - l'ultima - sulla dannazione apportata dal consumismo, dalla mutazione "antropologica" subita dall'italiano, dal fascismo (laico) sostituitosi brutalmente alle istituzioni ecclesiastiche e alle vecchie tirannie.

Un manifesto contro i "nuovi" giovani, omologati e senza virtù, una dura accusa all'anarchia del potere (l'unico al di sopra della legge), una cristallizzazione definitiva delle idee nichiliste che tormentavano il Poeta di Casarsa. Salò è il fine ultimo delle ideologie, un viaggio senza speranza, tratto liberamente dal romanzo di Sade e ambientato nell'elegante cittadina lombarda durante il secondo conflitto mondiale. Strutturato in gironi danteschi, raffigura le giornate di quattro rappresentanti del potere: un Presidente di Corte d'Appello, un Duca, un Monsignore e un Presidente, figure rappresentative di tutti i poteri dello Stato.
Per 120 giornate, in un'elegante villa presidiata dai repubblichini, vigerà un regolamento speciale che sottoporrà a torture e sevizie le giovani vittime sequestrate fra i figli del popolo e dei partigiani.

Bertolucci rispolvera la "summa" del pensiero pasoliniano passando in rassegna le idee anticipatrici di un nuovo mondo - fra cultura di massa e desolazione mediatica - ancora oggi lucidamente attuale. Un documentario asciutto e privo di retorica per far conoscere - a chi ancora non lo avesse fatto - la figura di uno dei più grandi intellettuali del secolo scorso.

La frase: "Ma quale speranza?" (rispondendo ad una domanda del giornalista) "La speranza non esiste!" (Pier Paolo Pasolini).

Pierpaolo Simone

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