Parigi
Forse, una delle pecche di "Parigi" è quello di essere un pò presuntuosetto. Perché un pò presuntuoso è pensare che solo a Parigi si soffre e si gioisce, ci si innamora, si lotta per la sopravvivenza, si combatte con l’arida quotidianità di tutti i giorni, si prova dolore o piacere, insomma, si vive. Perché è proprio questo ciò che succede nel bel film di Cèdric Klapisch. Sii tu un architetto o un’assistente sociale, un pescivendolo o un professore di storia, un francese da sette generazioni o un emigrato su una chiatta verso la splendente Europa, la vita non la puoi evitare. E’ impossibile liberarsi dalla fitta ragnatela degli eventi che quasi mai domini e tanto meno prevedi.

Klapisch realizza un film corale nel quale è molto attento a delineare la diversità psicologica, ma anche culturale ed ideologica, dei suoi personaggi. A questa operazione si dedica sin dai titoli di testa dove la variegatezza dei registri narrativi è subito evidenziata dal miscuglio di musiche che compongono la colonna sonora. Ben dosato nella scrittura, l’opera è altrettanto equilibrata nella messinscena grazie ad un montaggio perfetto, equilibrato nel dipanarci le diverse storie che si raccontano ambientate nella città che sembra accogliere nel proprio ampio ventre questi personaggi che come formiche anelano ad una vita che non sia solo sopravvivenza.

Le storie che si raccontano sono quelle di tutti i giorni, venate da una forte tinta di melanconia, una pennellata gettata lì con apparente indifferenza e sottolineata dai versi di Baudelaire (ed ascoltarli è sempre un piacere raro). Storie nelle quali gli attori si calano alla perfezione adeguandosi anche ad un piglio di stravaganza al quale il regista francese non sa sottrarsi. Momenti i quali alleggeriscono il film rendendocelo ancora più gradevole (gustatevi gli sfrenati passi di Fabrice Luchini mentre ascolta un pezzo soul o lo spogliarello della Binoche così ingenuamente seducente). Storie di persone che come universi si sfiorano senza però collidere, come satelliti che orbitano attorno ad un sole ora benevolo ora terribilmente beffardo.

A latere, una domanda: perché in Italia è impossibile pensare ad un film così senza che si cada nella macchietta o nella commedia giovanilistica?

La frase: "Questa è Parigi. Nessuno è mai contento".

Daniele Sesti

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