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Titolo film:    Green book
Opinioni presenti:    5
Media Voto:    8 - Media Voto: 8


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Il parere di Ciro Andreotti, 47 anni, BOLOGNA (BO)
Nel profondo Sud
Voto 7 di 10 Voto 7di 10
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Negli anni ‘60 il buttafuori Tony Vallelonga viene ingaggiato dal pianista jazz, Don Shirley, per fargli d’autista nel corso della tournée che per quattro mesi lo fece viaggiare in tutti gli stati fino a raggiungere Birmingham in Alabama. “L’amicizia non incontra barriere” è questo il messaggio del film diretto da Peter Farrelly in grado di raccontare il legame che si venne a creare nel corso dell’inverno del 1962 fra un uomo di colore, cresciuto vivendo per la propria arte, e il New Yorkese di origini italiane Tony ‘Lip’ Vallelonga, dedito al lavoro di buttafuori e amico di persone ben poco raccomandabili. L’amicizia che ne scaturì, unì Shirley e Lip per oltre cinquant’anni, facendo ricredere entrambi sul senso vacuo dei rispettivi preconcetti. Preconcetti che sono racchiusi nel green book del titolo, ovvero la guida stradale con l’elenco di locali e alberghi idonei per persone di colore e dalla quale queste ultime non potevano assolutamente prescindere se volevano viaggiare. Basato su una sceneggiatura scritta a sei mani, fra le quali spiccano quelle di Nick Vallelonga, figlio di Tony Lip e presente con un breve cameo. Il film di Farrelly sa distinguersi per la capacità di vedere oltre l’ostacolo del semplice razzismo, riuscendo a far capire come anche un animo semplice come quello di Tony Vallelonga possa ricredersi davanti all’evidenza dei fatti che gli si presentarono di fronte. Nessuno dei due protagonisti è poi giudicato e alla fine del tutto immune da critiche di comportamento, non certo il debordante Viggo Mortensen nel ruolo di un italo - americano zotico e privo di sovrastrutture mentali e che per un amico potrebbe veramente uccidere. Ma nemmeno Mahershala Ali, alias Don Shirley, pieno di vizi, di segreti e di atteggiamenti che lo allontanarono dalle ‘proprie origini’ e dalla ‘sua gente’. Film fra i migliori di questo primo scorcio d’anno anche se è forse nelle scene maggiormente incentrate sul razzismo che si perde nei più classici stereotipi. Cinque comunque le meritatissime candidature agli Oscar fra cui un Viggo Mortensen debitamente appesantito abile nel calarsi nel ruolo che a oggi meglio ha saputo sfaccettare.

Questa opinione è stata scritta da:
Ciro Andreotti
47 anni
BOLOGNA (BO).
(5 Maggio 2019)






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