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Milano trema - La polizia vuole giustizia

Opinioni presenti: 4
Media Voto: Media Voto: 7.5 (7.5/10)

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Non male davvero

(8/10) Voto 8di 10

Ho gradito la visione di questo film degli anni 70...ottime interpretazioni e scenografie, così come la trama. Anche se in fase calante, il cinema italiano dava dei bei segni di vita... Attaccato da una critica faziosa per la pericolosità del messaggio "fantapolitico"...suvvia signori, è un film!...



Jo, 25 anni, Sardegna.




Un poliziesco socio-pedagogico

(7/10) Voto 7di 10

Condivido perfettamente l'opinione di andrea: sotto sotto questo film si carica di importanti messaggi di natura sociale, anche se sembra permeato da una sorta di traballante ambiguità, che non permette facilmente allo spettatore di capire quale sia il vero messaggio del film.il male c'è, questo è fuori dubbio, ma quali sono le sue manifestazioni più evidenti?il marcio è incarnato nelle più basse forme di micro e macrodelinquanza metropolitana o forse nella corrotta polizia (e quindi nello stato stesso)?per buona parte il film sembra mantenere, è vero, una linea "di destra"; alla fine però prevale la componente vendicativa insita nell'uomo stesso (poco importa se è un commissario di polizia, quindi accostabile all'ispettore callaghan e consimili...).credo che s. martino, non saprei quanto consapevolmente, sia andato un po' più in là, proponendo l'immagine di un uomo solo e disperato, abbandonato da tutti ma dotato di una chiarissima quanto personale idea di giustizia.e anche se a volte la pellicola appare involontariamente ironica, soprattutto nel tentativo poco riuscito di emulare il poliziesco-noir della scuola americana (inseguimenti, eroe duro e inossidabile, donnine e situazioni squallide di contorno...), il messaggio rimane comunque interessante e compatibile al dibattito.da vedere senz'altro!



Aldo, 24 anni, Pieve d'alpago (BL).




Un poliziesco socio-pedagogico

(7/10) Voto 7di 10

Condivido perfettamente l'opinione di andrea: sotto sotto questo film si carica di importanti messaggi di natura sociale, anche se sembra permeato da una sorta di traballante ambiguità, che non permette facilmente allo spettatore di capire quale sia il vero messaggio del film.il male c'è, questo è fuori dubbio, ma quali sono le sue manifestazioni più evidenti?il marcio è incarnato nelle più basse forme di micro e macrodelinquanza metropolitana o forse nella corrotta polizia (e quindi nello stato stesso)?per buona parte il film sembra mantenere, è vero, una linea "di destra"; alla fine però prevale la componente vendicativa insita nell'uomo stesso (poco importa se è un commissario di polizia, quindi accostabile all'ispettore callaghan e consimili...).credo che s. martino, non saprei quanto consapevolmente, sia andato un po' più in là, proponendo l'immagine di un uomo solo e disperato, abbandonato da tutti ma dotato di una chiarissima quanto personale idea di giustizia.e anche se a volte la pellicola appare involontariamente ironica, soprattutto nel tentativo poco riuscito di emulare il poliziesco-noir della scuola americana (inseguimenti, eroe duro e inossidabile, donnine e situazioni squallide di contorno...), il messaggio rimane comunque interessante e compatibile al dibattito.da vedere senz'altro!



Aldo, 24 anni, Pieve d'alpago (BL).




Malinconia e ambiguità...

(8/10) Voto 8di 10

Sicuramente uno dei migliori polizieschi all’italiana, girato con sapienza da Sergio Martino, il film è da vedere per il ritmo che tiene desta l’attenzione fino all’ultimo grazie anche a scene d’azione molto tese e inseguimenti tecnicamente magistrali. Evoca, grazie anche a una colonna sonora da urlo, le grigie atmosfere d’una Milano anni ’70 triste e malinconica. Un film ben girato, con bravi attori, ma meno consigliabile per il pericoloso messaggio che porta avanti: dal punto di vista ideologico il film, che si colloca in un ambito vagamente reazionario, sembra alla fine rimanere volutamente ambiguo, non prendere posizione, inducendo la tesi degli opposti estremismi da sopprimere se necessario con mezzi altrettanto brutali di quelli utilizzati da chi vuol sovvertire l’ordine costituito. La trama è infatti incentrata su una serie di sanguinose rapine organizzate da una regia occulta che voleva ristabilire l’ordine provocando panico e terrore nella gente, che viene sgominata dal protagonista, il commissario Caneparo, lo stesso che però soffre l’imposizione di leggi troppo garantiste che finiscono per agevolare il crimine e per questo non esita a utilizzare metodi a dir poco bruschi.



Andrea, 28 anni, Milano (MI).





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