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Operazione vacanze











L’idea di base non assume altro che i connotati di una variante cinematografica di “Professione vacanze” (1987), serie televisiva in sei episodi che, diretta da Vittorio De Sisti, vide Jerry Calà improvvisarsi direttore di un villaggio turistico in profonda crisi. Anche in questo caso, il protagonista dell’indimenticabile “Sapore di mare” (1983) di Carlo Vanzina si ritrova a fare il capo villaggio, prendendo “truffaldinamente” il posto, però, dell’amico di vecchia data Rocco Ciarmoli, incontrato per caso mentre fugge dal boss malavitoso Francesco Pannofino, il quale lo crede responsabile della gravidanza della figlia Benedetta Valanzano, in realtà messa incinta dal cameriere Rudy Smaila. Del resto, abbiamo il romano Claudio Fragasso – nato con l’horror e trasformatosi nell’autore di riusciti action-movie tricolori quali “Palermo Milano solo andata” (1995) e “Le ultime 56 ore” (2010) – al timone di regia dei circa novanta minuti di visione, destinati a coinvolgere non pochi volti più o meno noti dello spettacolo “leggero” nostrano: da Massimo Ceccherini “accannatissimo” animatore a Enzo Salvi, il quale non ha il coraggio di confessare ai figli e alla moglie Manuela Morabito di aver perso il lavoro; passando per Dana Ferrara e Antonio Fiorillo, particolare coppia di tedeschi, e la misteriosa Valeria Marini, corteggiata da un Maurizio Mattioli in cerca di avventure sessuali. Ma, al di là di qualche immancabile osservazione divertente dell’ex Cipolla, è quest’ultimo l’unico che riesce nell’impresa di spingere a sorridere lo spettatore, bombardato di battute affidate ad attori incapaci di sfoggiarle a dovere e datatissime gag da avanspettacolo. Infatti, non sono assenti travestimenti da donna e abbondanza di peti in quello che, tra spettro della crisi e desiderio di escort, non cela neppure troppo le fattezze di ennesimo specchio su celluloide dell’Italia da tintarella d’inizio terzo millennio. Specchio decisamente trash, tanto da risultare lontano dal capolavoro vanziniano di cui sopra quanto vicino al pessimo “Vita smeralda” (2006), firmato dallo stesso Calà; mentre lascia individuare una certa mal gestione del cast nella riduzione a poco più che anonime figure di diversi dei nomi che riempiono la locandina. Dal citato Ceccherini a Umberto Smaila, proprietario dell’albergo.

La frase:
"L’unico porto che conosci è porto da magna’".

a cura di Francesco Lomuscio

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