Martyrs
Una ragazzina che corre urlante e sanguinante, vittima con ogni probabilità di un’aggressione ma priva di tracce di violenza sessuale sul corpo, e la stessa, quindici anni dopo, che uccide armata di fucile un’intera famiglia in casa, identificandovi i responsabili del suo rapimento.
Avvolti da una grigia ed umida atmosfera enfatizzata sia dalla presenza della pioggia che dai claustrofobici e sporchi interni illuminati dalla contrastata fotografia di Stéphane Martin ("Il popolo migratore") e Nathalie Moliavko-Visotzky ("Serveuses demandées"), nell’assistere alla triste vicenda delle due amiche Anna e Lucie, rispettivamente interpretate dalle ottime Morjana Alaoui ("Marock") e Mylène Jampanoï ("I fiumi di porpora 2-Gli angeli dell’apocalisse"), non si può fare a meno di individuare tutto il background cinematografico che, volutamente o no, viene citato dal regista Pascal Laugier, al suo secondo lungometraggio dopo il poco riuscito "Saint Ange" (2004).
Infatti, se da un lato il solo fatto che abbiamo due ragazze protagoniste di una storia ad alto tasso di splatter spinge a ripensare al bellissimo "Alta tensione" (2003) di Alexandre Aja, non a caso connazionale di Laugier, dall’altro diversi momenti sembrano rimandare a Dario Argento ed all’horror italiano degli Anni Ottanta in generale, senza dimenticare sequenze ed ambientazioni da moderno torture porn alla "Hostel" (2005).
Nonostante tutto, però, "Martyrs", tempestato di situazioni disturbanti ed attraversato per intero da una non indifferente venatura d’angoscia, riesce nella ormai difficile impresa di stupire lo spettatore, forte in particolar modo di uno script che, per mano dello stesso regista, si costruisce su una tutt’altro che classica struttura narrativa volta a svelare in maniera progressiva più di un mistero, fino ad una spiegazione finale decisamente originale.
Spiegazione finale che permette alla pellicola di testimoniare ulteriormente una certa rinascita del cinema della paura d’oltralpe, già lasciata intuire dai lavori del citato Aja e dal terrificante "À l’intérieur" (2007) di Alexandre Bustillo e Julien Maury, senza ricorrere a creature mostruose e divagazioni soprannaturali, ma risultando spaventosamente legata alla quotidiana realtà delle crudeli civiltà industrializzate del XXI secolo, al cui interno l’apparentemente pulita borghesia sembra fare sempre più rima con ipocrisia.

La frase: "In questo mondo i martiri sono molto rari".

Francesco Lomuscio

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