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Maleficent - Signora del Male

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Francesco Lomuscio07 ottobre 2019Voto: 5.5
 

  • Foto dal film Maleficent - Signora del Male
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C’era una volta, o forse due…
Almeno fino al 2014, c’era una volta la bella addormentata nel bosco protagonista dell’omonima fiaba tradizionale che, nota sulla carta nella versione di Charles Perrault e nell’ambito della Settima arte in quella animata targata Disney, si ritrovava vittima, appunto, di un sonno profondo a causa di un incantesimo lanciatogli dalla strega Malefica.
Bella addormentata di nome Aurora e che, appunto, da quell’anno assunse sul grande schermo i connotati di Elle Fanning in “Maleficent” di Robert Stromberg, non semplice rilettura live action, ma operazione che volle apparire, al contempo, in qualità di prequel e adattamento alternativo della storia da tutti conosciuta.

L’Aurora che scoprivamo essere figlia del re Stefano interpretato da Sharlto Copley e cresciuta sotto la protezione di tre fate buone; man mano che l’insieme si concentrava in particolar modo sulla genesi di Malefica, antagonista la cui negativa metamorfosi si rivelava conseguenza di angherie e tradimenti subiti da parte di spietati individui avidi di potere.
Antagonista incarnata dalla stessa Angelina Jolie che torna in questo sequel sotto la regia del Joachim Rønning occupatosi, tra l’altro, di “Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar”, il quale osserva: “In ogni storia, quello che cerco è il nucleo emotivo, il cuore di essa. Uno dei motivi per cui il primo ‘Maleficent’ ha avuto un così grande successo è perché raccontava un viaggio molto forte e realistico dal punto di vista emotivo.
Nella nostra storia, Aurora sta sostanzialmente lasciando la propria casa, cosa che tutti i genitori temono, e Malefica non fa differenza”.
Infatti, Malefica si trova qui a vivere un’esistenza pacifica nella Brughiera proprio insieme ad Aurora; almeno fino al giorno in cui il principe Filippo alias Harris Dickinson non chiede a quest’ultima di convolare a nozze.

Ed è da questo momento che troviamo in scena la nuova arrivata Michelle Pfeiffer nei panni della regina Ingrid di Ulstead, la quale, intenzionata proprio a sfruttare il matrimonio al fine di separare per sempre gli esseri umani dalle fate, non può fare altro che gettare i primi semi di una guerra destinata a scatenarsi in breve tempo.
Man mano che Aurora e Malefica si chiedono se sia realmente possibile essere una vera famiglia e che, tra atmosfera darkeggiante garantita dalla fotografia di Henry Braham e maestoso comparto scenografico, lo schermo si popola di più o meno simpatiche creature magnificamente animate.

Del resto, stiamo parlando di una produzione milionaria sfornata dalla major di Zio Walt, sarebbe quindi anormale trovarsi ad un’operazione carente proprio dal punto di vista visivo e degli effetti speciali; ma, come avvenuto nel capitolo precedente, l’impressione generale è che, nonostante l’abbondanza di movimento, risulti quasi assente una reale capacità di coinvolgere lo spettatore.
Quindi, il rischio di noia è continuamente dietro l’angolo e, tanto per rincarare la dose, al curioso sottotesto di taglio femminista già presente nel capostipite vanno ad aggiungersi evidenti messaggi antirazzisti e d’impegno ecologista che sembrano, però, un po’ troppo forzatamente e banalmente inseriti nel contesto generale.


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