Lullaby To My Father
Amos Gitai era uno studente di Architettura quando la guerra dello Yom Kippur lo costrinse ad arruolarsi e a interrompere gli studi. Fu proprio così che Gitai impugnò per la prima volta la macchina da presa (una Super 8) per effettuare alcune riprese durante le missioni in elicottero. Gitai studiava architettura in omaggio al padre, Munio Wienraub.
Munio si era formato in Germania all'ombra del Bauhaus, quel movimento che univa arte e competenza tecnica per realizzare un'architettura al servizio dell'uomo e della civiltà. Amos Gitai in questa pellicola vuole comporre una sorta di ricordo e di omaggio al padre, ricostruendo la sua storia e riproducendo i suoi viaggi, la temperie culturale di quegli anni e il sistema di valori da cui Munio era animato.
Il sistema scelto da Gitai per costruire questa "ninna nanna per suo padre" (così nel titolo originale) non è semplicemente documentario ma drammatico/simbolico. È emblematica da questo punto di vista la ricostruzione del processo in cui il padre viene espulso dalla Germania per "tradimento nei confronti del popolo tedesco". Viene riprodotto l'aspetto tristemente farsesco di quel dramma storico che poi vide il padre in rotta per Haifa quel fatidico 1 settembre del 1939. Era dunque tra i più fortunati.
Nonostante l'impegno sia lodevole e la realizzazione spesso impeccabile, c'è qualcosa che non convince del tutto, come un timore di avvicinarsi troppo a livello emotivo, come la paura di lasciarsi coinvolgere troppo intimamente dalla propria storia. Particolare che si rivela in ultima analisi controproducente.
La frase:
"Parli più forte!".
a cura di Mauro Corso
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