Gyumri
A molti di noi la città di Gyumri non dirà nulla, eppure è una delle città più importanti dell'Armenia, denominata nel 1837 Alessandropoli dallo zar Nicola I (nome che tenne fino alla caduta dell'Unione Sovietica), e per quasi tutto la seconda metà del ventesimo secolo ha rappresentato il centro più industrializzato della regione. La parola fine, o quasi, alla sua forza economia fu spazzata via nel 1988 da un terribile terremoto che non solo decimò la popolazione, ma che si accanì soprattutto sui bambini, di cui ben un terzo perse la vita (fu la scuola elementare a crollare).
A raccontare, a vent'anni di distanza, gli effetti che quella tragedia tuttora si riflettono sulla popolazione di oggi, è un documentario firmato dalla regista ceca Jana Sevcikovà. Il punto di vista iniziale è quello dei genitori che persero i propri figli: i loro racconti di quel giorno, il dolore continuo ed infinito che li accompagna ogni giorno. A poco a poco però la storia si sposta su quello che è un aspetto piuttosto inquietante della vicenda: i bambini nati dopo la disgrazia a cui fu dato lo stesso nome dei fratelli e delle sorelle morte allora. Persone nate per il progetto dei genitori di riempire un vuoto e che, seppur abbiano vissuto e continuino a vivere una propria esistenza, comunque sono stati fatti carico di sentimenti e aspettative riposte, un tempo, sui loro predecessori. Jana Sevcikovà non sembra voglia giudicare, rimane neutrale davanti questo fenomeno quantomeno grottesco, lasciando che ad emergere sia quella sensazione di lutto collettivo che da anni lega i cittadini di Gyumri. Il suo occhio rimane sempre neutrale, non pone mai domande, ma lascia che i vari intervistati trovino nella macchina da presa un confidente e, per certi versi, anche una vetrina da cui poter lanciare il proprio appello per ritrovare quei figli mai rinvenuti sotto le macerie e per questo dal futuro oscuro (sono stati rapiti in Georgia?). Ne esce un film delicato, ma anche un pò ridondante e "troppo" attento alla spettacolarizzazione delle emozioni (il dialogo della mamma al figlio che ha finalmente superato l'età del fratello morto sa un pò di Carramba), sicuramente importante nel suo riuscire a dare attenzione ad un dramma così intenso.

La frase: "Quando è nato il piccolo gli abbiamo dato il nome di suo fratello. Penso sia stato giusto".

Andrea D'Addio

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