Edison City
Attivo nel mondo del piccolo e grande schermo fin dal lontano 1986, lo sceneggiatore David J. Burke, cui dobbiamo, tra l'altro, lo script di Rapina del secolo a Beverly Hills (1991) e molte collaborazioni a serial televisivi del calibro di Nikita e Law & order: Special victims unit, esordisce nella regia del lungometraggio, dopo lo short Frank's last dance (2001), con Edison, rititolato Edison city per la distribuzione italiana.
Justin Timberlake, componente della boy band 'NSYNC, veste i panni del giovane ed ambizioso giornalista Josh Pollack, abitante della metropoli che dà il titolo al film, il quale è preso dalla smania di rivelare sul quotidiano per cui scrive una storia di corruzione interna ad un'unità di polizia. Incontra, però, la resistenza del suo capo Moses Ashford, con il volto di Morgan Freeman, fotoreporter pluripremiato che ora si accontenta di compiacere gli inserzionisti locali, il quale arriva perfino a licenziarlo. Nonostante tutto, Josh s'impegna nella sua personale indagine sulle sospettabili, losche attività svolte dai componenti della F.R.A.T. (First Response Assault & Tactical), squadra speciale addetta al controllo dell'uso di steroidi, incuriosito da un breve momento di complicità, nell'aula del tribunale, tra un presunto spacciatore di cocaina e l'ufficiale che lo ha arrestato, Raphael Deed, interpretato da LL Cool J, il quale tenta in ogni modo di rimanere sulla retta via, al fine di sposare la sua ragazza ed ottenere una sistemazione tranquilla, provocando irritazione nel collega Francis Lazerov, perfetto esempio di poliziotto corrotto. Un insolito Dylan McDermott, quest'ultimo, cinico e spietato tanto da far finire in coma Willow/Piper Perabo, fidanzata del protagonista, decisamente lontano dai classici ruoli di uomo gentile a cui ci ha il più delle volte abituati, che rappresenta anche una delle poche note positive (forse l'unica) del lungometraggio. Il resto, infatti, che nelle intenzioni del regista doveva probabilmente presentarsi come un intrecciatissimo intrigo a metà strada tra il giallo ed il poliziesco, non è altro che il noioso assemblaggio di situazioni che vedono Josh diventare sempre più un probabile bersaglio, mentre prosegue inesorabile nella stesura del suo articolo e nuove figure fanno la loro entrata in scena: il capo della F.R.A.T. Bernard Tilman/John Heard che, sostenuto dal procuratore distrettuale Jack Reigert/Cary Elwes, cerca di impedire che la storia di Pollack veda la luce del giorno, e, soprattutto, Levon Wallace, veterano della Squadra Investigativa Speciale schierato in aiuto del ragazzo, interpretato da un ridicolo Kevin Spacey con tanto di parrucchino, che si aggira spaesato per lo schermo, come anche Freeman, facendo occasionali apparizioni e lasciandoci tranquillamente pensare che siano stati convocati al solo scopo di camuffare lo status di prodotto indipendente.
L'unico momento coinvolgente della pellicola va' sicuramente riconosciuto nella resa dei conti finale, ma se tutta quell'esplosione di violenza, infarcita perfino con piccole dosi di splatter, può funzionare pienamente in opere dal taglio fumettistico come Darkman (1990) di Sam Raimi o negli "esagerati" action-movies di John Woo, risulta del tutto fuori luogo, ed addirittura ridicola, in un contesto di questo tipo.

La frase: "La tua morte, stasera, sul giornale".

Francesco Lomuscio

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