Crank 2: High Voltage
Ancora una volta con le fattezze del machissimo Jason "The transporter" Statham, l’ex killer Chev Chelios torna in azione nel sequel del "Crank" che, diretto nel 2006 dagli allora esordienti Mark Neveldine e Brian Taylor, lo aveva visto impegnato in una corsa contro il tempo atta ad impedire a un veleno iniettatogli da alcuni malavitosi di fermare il suo cuore, qui sostituito da un surrogato artificiale bisognoso di continue scosse elettriche per poter rimanere in funzione.
Quindi, sempre sotto la regia di Neveldine e Taylor, mentre ritroviamo anche Amy Smart ("Just friends-Solo amici") nei panni di Eve, fidanzata del protagonista, e Dwight Yoakam ("Tutti insieme inevitabilmente") in quelli del grottesco dottor Miles, è chiaro che l’idea di partenza funga nuovamente da semplice pretesto finalizzato a generare la serie di sequenze adrenaliniche coinvolgi-spettatore.
Sequenze adrenaliniche il cui assemblaggio, per la verità, non solo si concretizza in questo secondo caso con una furia tale da rendere l’operazione più fracassona che eccitante, ma appare decisamente maldestro, soprattutto se teniamo in considerazione il fatto che il momento cult, nel quale Chelios si "ricarica" tramite i cavi per batteria collegati a un’automobile, viene giocato già nel corso dei primi minuti di visione.
Infatti, a partire dall’assurda scena di sesso in pubblico che, divertente e folle nel primo film, qui riproposta testimonia soltanto la ripetitività di cui cade presto preda lo script, è evidente che il tentativo di bissare l’innovativo mix pseudo-fumettistico di azione e ironia alla base del capostipite sia per lo più fallito.
E ai due autori, che non concedono spazio alla tregua e trovano anche il tempo di omaggiare i kaiju-eiga di Godzilla e discendenti, non rimane altro da fare che ricercare l’originalità negli eccessi, senza risparmiare neppure fucili conficcati là dove non batte il sole.
Con la sola conseguenza di scadere spesso in un cattivo gusto capace di accostare il prodotto al non sempre digeribile trash demenziale della Troma, ancor prima che al suo apprezzabilissimo predecessore.

La frase:
- "Dove sei stato negli ultimi tre mesi? Pensavo fossi morto"
- "Sono caduto da un elicottero che era a un kilometro e mezzo da terra, è una storia lunga"

Francesco Lomuscio

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