Burn After Reading - A prova di spia
Se si dovesse descrivere con un aggettivo la nuova pellicola dei fratelli Ethan e Joel Coen, “Burn After Reading”, presentata alla 65ª Mostra del Cinema di Venezia, la parola giusta sarebbe: divertente. Dopo aver vinto quattro Oscar per il film “Non è un paese per vecchi”, infatti, i due registi maestri di satira arguta tornano alla carica portando sul grande schermo un’altra commedia noir dai toni farseschi, cimentandosi per la prima volta nel genere della Spy Story, ambientandolo nella capitale per eccellenza dei Servizi Segreti: Washington, dove viene decisa la politica mondiale. Se ci si aspetta però agenti segreti con armi spettacolari, inseguimenti mozzafiato, esplosioni e sparatorie da far saltare sulla sedia, beh!, si può rimaner delusi, ma i novanta minuti passati non saranno sicuramente stati sprecati.
Si, perché la chiave di lettura di questo thriller sta nella normalità delle persone, la quasi idiozia che la maggior parte della popolazione comune raggiunge in certe fasi della propria vita, quando si rimane delusi da quello che si è, da ciò che si è ottenuto, e da ciò che si vorrebbe raggiungere. E a questo bilancio negativo, si aggiungono i sogni non realizzati, il bisogno di cambiare se stessi, che diventa un ossessione al punto dal portare a delle situazioni paradossali dai risvolti drammatici.
Tutti gli intrighi e le vicende misteriose, infatti, girano intorno all’unico personaggio da cliché: un Agente della CIA, che però non è altro che un semplice analista, con un ridottissimo livello di sicurezza...un colletto bianco insomma. Osborne Cox viene convocato per una riunione importante nel quartier generale dell’Intelligence e si aspetta di partecipare ad una missione segreta, ma quello che gli viene comunicato è il suo licenziamento. Depresso e distrutto decide di scrivere un libro di memorie, in cui racconta fatti capitati in anni di lavoro, ma il CD dove sono contenute le sue storie viene accidentalmente perso, dando luogo ad un’interminabile serie di situazioni rocambolesche ed equivoche.
Ciò che comunque da vita al film non è la storia, ma l’interpretazione degli attori, che hanno saputo perfettamente calarsi nei ruoli appositamente scritti per loro, portando all’esasperazione quei comportamenti e quei tic che sono propri di tante persone comuni, e che ne determinano la divertente e al tempo stesso drammatica peculiarità, aiutati sicuramente anche da un sapiente uso della regia, delle scenografie e dei costumi, che sanno ben mettere in evidenza ogni carattere ed ogni personaggio. Nomi del calibro di George Clooney, Brad Pitt, John Malkovich, Frances McDormand, Tilda Swinton e Richard Jenkins, hanno dato un eccellente prova di se, trasformandosi in macchiette di se stessi, e ci si chiede se molte delle gag siano frutto di un attento studio del personaggio tipico dei fratelli Coen o se si siano lasciati andare all’improvvisazione.
Un film da vedere, sia se si vuole riflettere sull’agognata e distruttiva ricerca ossessiva della serenità, sia se si vuole passare un ora e mezza divertendosi semplicemente.

La frase: "Da tutto questo non può venire nulla di buono".

Monica Cabras

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