Börn
Ci sono film che iniziano in maniera intrigante, che offrono un affascinante bianco e nero su personaggi tagliati con l'accetta, eppure dotati di un certo charme. Poi, questi prodotti, che tanto avevano ridestato l'attenzione nei primi minuti fin troppo spesso non mantengono le proprie promesse. Questo è il caso di "Born", pellicola islandese sulle difficoltà di una famiglia frammentata, con un padre assente e con spiccati problemi di aggressività e una madre che cerca di sbarcare il lunario come può, con sistemi leciti e non. Nel mezzo quattro bambini e rapporti di vicinato non semplici con un giovane dai forti problemi relazionali.

La regia ha un taglio molto netto e ritrae i personaggi nei loro ambienti mettendo in evidenza profondità di campo e punti di fuga apparentemente molto distanti, che aumentano il senso di impotenza e di claustrofobia di chi viene impietosamente ritratto. Anche la fotografia in bianco e nero contribuisce all'effetto di smarrimento, rendendo palpabile lo squallore di un'ambientazione simile a quella di qualunque città occidentale. Quando però iniziamo ad analizzare la sceneggiatura iniziano i problemi.

Le situazioni si susseguono in maniera incerta, episodica, ed è difficile affezionarsi a personaggi destinati a restare estranei per tutta la durata della pellicola. Solo l'insensata e distorta violenza che vediamo scoppiare di tanto in tanto crea un minimo di movimento.
Anche questi sprazzi di vivacità restano dei momenti fini a se stessi.
La figura del padre è poi una squisita figura di dissociamento contemporaneo (oltreché di psicologismo): è un picchiatore ma ha dei valori, costringe gli altri a rendergli dei servizi ma poi si pente, vorrebbe avere un rapporto con il figlio ma è goffo e impacciato fino alla tenerezza. Fino al limite dell'autoironia. Il coronamento e la risoluzione delle miserie familiari di cui siamo stati testimoni è repentina e bislacca (oltre che gratuitamente violenta). Resta la domanda sullo scopo di questa operazione: stupire e annoiare?

La frase: "Dovresti giocare con gente della tua età!".

Mauro Corso

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