A Single Man
Nell’esordio registico di Tom Ford, designer di moda noto per aver rinnovato le case Gucci e Yves Saint Laurent attraverso collezioni di impatto e campagne promozionali provocanti, il single man del titolo è il cinquantaduenne professore universitario inglese George Falconer, il quale, interpretato da Colin Firth ("Mamma mia!"), cerca di trovare un significato alla propria vita, nella Los Angeles del 1962, dopo la morte del partner di lunga data Jim, con le fattezze di Matthew Goode ("Watchmen").
Quindi, guidati dalla sua voce interiore, lo seguiamo in una serie di eventi che, tra paura d’invecchiare, di essere soli e di sentirsi inutili, vedono coinvolti anche l’amica di vecchia data Charley, attraente quarantottenne in vena di interrogazione sul proprio futuro cui concede anima e corpo Julianne Moore ("Magnolia"), e lo studente Kenny che, con il volto di Nicholas Hoult ("The weather man"), cerca di riconciliarsi con la sua vera natura.
Tutti personaggi ben costruiti che Ford, sotto la produzione di Chris "American pie" Weitz e adattando l’omonimo romanzo di Christopher Isherwood, immerge in un contesto che, tra dettagli di labbra maschili e immagini di giovanotti belli e poco vestiti, non può fare a meno di richiamare l’universo del cinema queer.
Mentre a mancare non è una certa ironia grottesca e l’uso di alcuni colori e degli evergreen presenti all’interno della colonna sonora (Firth e la Moore si concedono anche un ballo in casa sulle note di "Green onions" di Brooker T & The MGS) ricordano vagamente perfino i lavori del californiano Kenneth Anger (l’autore di "Scorpio rising" e "Lucifer rising", per intenderci).
Anche se, a lungo andare, quella che vorrebbe apparire quale storia romantica volta a ribadire l’importanza dei momenti che nella vita sembrano i meno significativi, non manca di generare noia.
Tanto da convincerci che una vicenda del genere, sicuramente tempestata di elementi interiori capaci di funzionare a dovere sulla carta, avrebbe necessitato di una mano più esperta e sensibile di quella di Ford nel passaggio sulla celluloide.

La frase: "Siamo inglesi, ci piace essere freddi e bagnati".

Francesco Lomuscio

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