And When Did You Last See Your Father?
I rapporti tra padre e figlio, si sa, sono sempre molto complessi, vissuti nell’incomunicabilità e nell’incomprensione reciproca. Dietro a questa costante universale, al di là di qualunque psicologismo facile e deleterio allo stesso tempo si cela una verità semplice e lampante: la differenza d’età, di vissuto e di aspirazioni si concretizzano in una distanza troppo spesso difficilmente colmabile, superabile in realtà solo quando è ormai troppo tardi.

Il regista inglese Anand Tucker si era già confrontato nella sua opera prima Saint Ex con le memorie d’infanzia dell’autore del Piccolo principe, e in questo lavoro conferma la sua predilezione per questo particolare genere letterario: il resoconto d’infanzia di scrittori affermati. Qui dunque ci troviamo di fronte ai ricordi del rapporto padre-figlio di uno scrittore e poeta inglese contemporaneo: Blake Morrison. Ci viene così mostrata la difficile relazione tra i due, fatta di scontri di difficoltà e destinata a rimanere irrisolta, il tutto all’ombra di un’Inghilterra presente solo in uno sfondo lontano e impalpabile, come si conviene ad ogni rampollo che risiede nella parte alta della strutturata classe sociale britannica.

Quello che colpisce di più di questa pellicola è senza alcun dubbio l’interpretazione di Jim Broadbent, robusto attore teatrale che conferisce al personaggio del padre un’umanità ed una complessità davvero notevoli. Broadbent tra l’altro sembra seguire il destino comune di molti dei migliori attori di teatro inglese e interpreterà il professor Slughorne nel sesto film di Harry Potter, il Principe mezzo sangue (e in questo destino si trova in effetti in ottima compagnia). Al di là di questa grande prova attoriale in realtà rimane ben poco di un prodotto tutto sommato televisivo ed alquanto confuso nello svolgimento. C’è lo sforzo evidente di percorrere ogni strada possibile della vita dell’autore: la formazione sessuale e sentimentale, il rapporto con la moglie e con i figli e con se stesso.
Il risultato è che tutto resta poco approfondito e lasciato in sospeso. I ritmi sono fin troppo spesso molto lenti ed eccessivamente tradizionali nell’esposizione. Un peccato visto il cast (tra gli altri Colin Firth, ben più famoso per il Diari di Bridget Jones), e uscendo dalla sala permane la sensazione amara di un’occasione sprecata.

La frase: "Mio padre era così".

Mauro Corso

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