Wu qiong dong
Il Cinema cinese, al contrario di quello Hongkonghese, sembrerebbe essere rimasto indietro con le contaminazioni cinematografiche.
Se infatti a Hong Kong passiamo da un noir d'azione firmato Johnny To ad un blockbuster demenziale di Stephen Chow, in Cina l'offerta sembrerebbe limitatissima.
E' quel Cinema ancora affondato nella tradizione (sia tecnicamente che ideologicamente), e non è un caso se l'ultima scossa potentissima da questa cinematografia sia quel "Addio mia concubina" di Chen Kaige, un film che narra della Cina durante l'invasione giapponese.

Wu Qiong Dong è invece ambientato nella Cina del 2005, ma la messa in scena, così sobria e senza eccessi, rimanda direttamente a quel classicismo cinese molto vicino alla filosofia zen del giapponese Yasujiro Ozu.
Il tempo filmico, e questo nel Cinema di oggi succede raramente, vede l'incontro preciso della diegesi con l'enunciazione; il regista sembrerebbe insistere sui particolari, per esempio in quella scena del pranzo con le zampe di gallina, dove la macchina da presa sembrerebbe studiare con attenzione machiavellica i movimenti delle protagoniste per cogliere il fascino orientale delle tradizioni popolari cinesi.
E' un soave equilibrio, una pulizia d'immagine che incontra in pieno la filosofia yin/yang, il contrasto universale di Eraclito che vede il bene e il male come elementi indivisibili e necessariamente sempre legati tra loro.
E questo è probabilmente il fattore (con)turbante di Wu Qiong Dong, l'odio della protagonista così celata dietro l'apparente pulizia e sobrietà, quel rancore indisposto a perdonare e che come un cancro comincia a diffondersi tra le vene ed i capillari.
L'opera di Ning Ying si rivela perciò pessimista. In fondo uno sguardo crudele sull'attuale società cinese (e non solo), un'analisi dei rapporti interpersonali basati sulla falsità e sui rancori nascosti, che offre anche la possibilità di dare a Wu Qiong Dong una venata suspense del "chi l'ha fatto?", una struttura a "Rashomon" che mostra una visione dove sono tutti apparentemente innocenti, quando la triste realtà è l'esatto contrario: nessuno è innocente. O meglio, ed è ancora yin/yang: non esiste innocenza senza colpevolezza e non esiste colpevolezza senza innocenza.

La frase: "Secondo i sondaggi ONU, il pene maschile si esaurisce dopo 5000 erezioni".

Pierre Hombrebueno

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