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Vorrei vederti ballare











I cassetti delle produzioni sono stracolmi di film girati e mai distribuiti: destino amaro e tragico di molto cinema italiano. Tra i tanti, qualcuno trova chissà come, chissà perché, una distribuzione che lo guarda, lo ammira e pensa che valga la pena proiettarlo in sala. Un simile, sinuoso percorso lo ha attraversato questo film, opera prima di Deorsola, conosciuto per adesso solo dagli addetti ai lavori poiché perlopiù aiuto-regista o autore di backstage: proprio perché opera prima, la probabilità di essere distribuito diminuivano considerevolmente... Insomma, un miracolo commerciale. Perché è stato scelto? Probabilmente perché riporta in sala un tipo di storia che non si vede da parecchio, in modo così puro e semplice, il melò. Termine che contiene quanto è possibile rinvenire in realtà in questo film: romanticismo e dolcezza, equilibri rotti e ritrovati dopo rocambolesche avventure, sentimenti e passione. “Non ti manca l’amore?” chiede Martino al padre, vedovo da molti anni e inaridito fino a divenire un tiranno. Non ci manca l’amore a noi spettatori? Lo stimolo per andare a vedere il film può essere contenuto in questa semplice e stuzzicante domanda? Il film è colmo di romanticismo, è incentrato interamente su due giovani che si piacciono e strappano tutte le corde che li legano alle rispettive e problematiche famiglie. È colmo di dialoghi di innamoramento e corteggiamento. Il film è melodrammatico perché un’intera sequenza di baci non si vede da tempo al cinema. Si possono notare tanti altri piccoli aspetti in questa piccola e coraggiosa produzione. Alcuni tecnici che non depongono a suo favore e riguardano perlopiù la recitazione dei “giovani” che forse è entusiastica, ma sicuramente non è memorabile, colpa forse anche un po’ dei dialoghi che non colgono mai nel segno. La sceneggiatura vola tra i bassi dei dialoghi troppo banali agli alti dei personaggi corollari: Haber e De Sio danno spessore al film, mentre Barale e soprattutto Tognazzi fanno ridere e sorridere in più di un’occasione. Tante citazioni, più o meno colte, si possono leggere tra le righe e molto lavoro sugli attori, entrambi segnali che una regia molto forte c’è alle spalle del film. Non disponendo di certo di un apparato scenografico e produttivo in grado di elevare il livello del film per renderlo un blockbuster, i punti di forza dove si ha lavorato di più sono stati proprio la recitazione e la sceneggiatura. Non con grandi risultati però.

La frase:
"Non ti manca l’amore?".

a cura di Matteo Brufatto

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