Un film parlato
In concorso nella Sezione principale della 60° Mostra del Cinema di Venezia "Un film Parlato" del portoghese Manoel De Oliveira ("Ritorno a casa" , 2001) è un film dalla storia accattivante.
Rosa Maria, giovane professoressa universitaria di storia attraversa il Mediterraneo, assieme alla piccola figlia Maria Joana, per raggiungere il marito che si trova a Bombay. E' un viaggio affascinante che la conduce nei luoghi dove la civiltà occidentale ha avuto la sua culla e dove si è sviluppata raggiungendo le più alte vette delle sua crescita. Ceuta, Marsiglia, Pompei, Atene, Istambul, l'Egitto fino ad Aden, madre e figlia percorrono miglia di storia e di conoscenza ed apprendono le basi e le ragioni della cultura occidentale. Sulla nave hanno poi la fortuna di conoscere il Capitano, un americano di origine polacca (John Malkovich) e tre affascinanti ed intriganti donne: la francese Dauphine (Catherine Deneuve) imprenditrice, Francesca (Stefania Sandrelli) un ex modella italiana, Helena (Irene Papas) cantante ed attrice greca. Esperienza elettrizzante e fertile se non fosse che qualcuno, dei terroristi sicuramente, degli arabi probabilmente, minacciano la sicurezza della nave e dei suoi passeggeri...
Trama, come detto, molto intrigante e che reca messaggi altamente condivisibili come quelli della tolleranza e della reciproca conoscenza. Su questo De Oliveira non manca di colpirci ancora una volta positivamente.
Perplessità, invece, provengono dal come si mette in esecuzione questo proposito.
Il titolo, invero, è rivelatore. In questo non possiamo tacciare l'autore di averci ingannato.
Infatti, questo è un film parlato, parlatissimo, verboso come pochi. I primi 40 minuti del film sono un continuo rispondere della madre alle, dopo cinquanta minuti, oziosissime domande della figlia.
Che significa "mito"? Che significa "leggenda"? Chi sono gli arabi? Chi sono gli ortodossi?
Un fuoco di domande delle quali, dopo un po', non se può veramente più. A tutto ciò aggiungete che ogni tanto la mammina chiede lumi a guide turistiche dei luoghi visitati i quali rispondono nella propria lingua. Dopodiché ci tocca la tortura della traduzione di quanto riferito dalla guide, che la mamma fa alla noiosissima bambina.
Ma il culmine della ciarleria spinta, dove le parole volano come polline in primavera, si raggiunge durante la cena al tavolo del Capitano (un Jonh Malkovich mai visto così a disagio). Metti una sera a cena una francese (vestita di blu), un'italiana (vestita di rosso) ed una greca (vestita di nero), con velleità artistiche ed urgenti dubbi esistenziali, e poco scampo avranno le tue orecchie travolte da un profluvio di parole dalle quali riemergere è impresa quasi impossibile.(Per inciso, la succitata scena della cenetta dura qualcosa come 25 minuti!!).
Insomma, un film dagli intenti lodevolissimi, ma squilibrato nel suo impianto genetico e nella sua gestazione.

Daniele Sesti

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