Tutti al mare
Ritratto di gruppo in una giornata estiva sul litorale capitolino, con dialetto e spirito romanesco "caciarone", indolente e ironico.
Sullo sfondo, il mare avanza ogni anno di più riducendo l'arenile, e forse un giorno sommergerà tutto.

Autore e regista teatrale, televisivo, cinematografico, Matteo Cerami ha scritto (insieme al noto padre Vincenzo) e diretto il suo lungometraggio d'esordio disponendo di un ricco e riconosciuto cast.
"Tutti al mare" alterna surreali lampi enigmatici (il cavallo libero, il teatrante pazzo aspirante suicida alla fine portato via con un intervento delle teste di cuoio, il porta sfiga fatto sedere ad un tavolo diviso da un separé dagli altri commensali), qualche rara trovata riuscita (il tormentone del pesce fresco, con un affettuoso cameo di Ninetto Davoli che, insieme alla presenza di Gigi Proietti, rappresenta un tangibile legame col "Casotto" di Sergio Citti, sceneggiato anch'esso da Cerami senior) e stoccate di satira sociale, con pattuglie di polizia municipale, guardia di finanza (con accento nordico) e carabinieri che, minacciando controlli burocratici e sanitari, si presentano nel ristorantino a pranzo, gentilmente offerto dal proprietario-protagonista; oppure, con l'ambiguo "basta co' sta democrazia", termine-concetto che torna ripetutamente, anche nel discorso sulla lamentata invasione dei migranti, che sbarcano da clandestini (disturbando la cena di gala finale), fanno lavori umili (se sono donne, cercano il matrimonio che garantisca cittadinanza e benessere) e, soprattutto, molti più figli degli italiani.

Nel frattempo, un pappagallo sproloquia e canta brani tradizionali partenopei, una coppia lesbica si fa mettere incinta da amanti occasionali, dei corridori bevono caffè dalla tazzina continuando a saltellare, una crisi di coppia diventa conversazione collettiva con interventi dei vari presenti, una "missione" di recupero di un portafogli: il grosso si ferma a macchiette e situazioni tra l'avanspettacolo e la commedia all'italiana datata e facile facile.

La frase: "T'ho fatto fare un provino a Canale 5, più italiana di così come si fa?".

Federico Raponi

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