Train
Già durante i titoli di testa, si comincia con l’impressionante scuoiamento di un corpo umano in questo splatter-movie che, diretto dal Gideon Raff autore nel 2007 del thriller "The killing floor-Omicidio ai piani alti", è stato inizialmente concepito come remake dello slasher "Terror train", il quale, interpretato nel 1980 da una Jamie Lee Curtis post-"Halloween", segnò l’esordio dietro la macchina da presa per il canadese Roger Spottiswoode, poi passato a produzioni più alte ("Il sesto giorno" con Arnold Schwarzenegger e l’avventura bondiana "Il domani non muore mai" nel curriculum).
Le distanze prese da Raff – che firma anche la sceneggiatura – nei confronti della pellicola di Spottiswoode, però, sono presto testimoniate dal soggetto, del tutto differente da quello originale incentrato su un misterioso serial killer travestito da Groucho Marx ed intento a seminare cadaveri durante un party scolastico di fine anno organizzato a bordo di un treno.
Infatti, con la Thora Birch di "American beauty" nel mucchio, qui abbiamo un gruppetto di studenti americani che, approdati nell’Europa dell’Est per prendere parte a una gara atletica, perdono a causa di una festa il loro convoglio ferroviario e finiscono per salire su un altro, senza immaginare che sia popolato da una combriccola di folli squarta-innocenti.
E, tra lingue strappate ed occhi cavati, non sono certo i momenti disturbanti a mancare nel corso dei circa 94 minuti di visione (il film pare che abbia anche avuto grossi problemi con la censura), che tanto lasciano pensare ad una rilettura on the train di "Hostel" di Eli Roth.
D’altra parte, in maniera simile al già cult prodotto da Quentin Tarantino, ma anche al derivato "Turistas" di John Stockwell, in mezzo a ganci conficcati sotto il mento e crude immagini come quella in cui uno dei protagonisti si ritrova ricoperto di urina dopo essere stato malmenato, emerge un certo sottotesto politico nelle vesti di attacco alla potenza economica americana, soprattutto in seguito alla spiegazione delle motivazioni del massacro.
Però, ancor prima del messaggio, sembra essere proprio quest’ultimo ad interessare principalmente al regista, che, come accennato, lo inscena con abbondanza di liquido rosso e frattaglie, senza eccellere ma soddisfacendo di sicuro l’appassionato, più del poco memorabile originale del 1980.
Non è che ci volesse molto.

La frase:
- "Se fai questo sarai esattamente come me"
- "Forse lo sono".

Francesco Lomuscio

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