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Tom à la ferme

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Rosanna Donato06 luglio 2016Voto: 8.0
 

  • Foto dal film Tom à la ferme
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Arriva oggi nelle sale cinematografiche italiane “Tom à la ferme” di Xavier Dolan, presentato in concorso alla 70esima Mostra del Cinema di Venezia del 2013 e che fin da subito ottenne un grande consenso dal pubblico e dalla critica. Tratto dalla pièce di successo di Michel Marc Bouchard, il film racconta la storia del giovane pubblicitario Tom. Arrivato in campagna per assistere a un funerale, il ragazzo scopre che nessuno lo conosce e sa che rapporto egli avesse con il defunto. Il protagonista rimane scioccato nello scoprire che nessuno è a conoscenza dell'omosessualità di Guillaume (il ragazzo morto), ad eccezione del fratello di quest'ultimo, Francis, che gli impone di mantenere il silenzio, e che suscita in Tom una strana attrazione. La prima sera che Tom passa alla fattoria, infatti, viene minacciato da Francis, il quale gli dice di non raccontare nulla della sua relazione col ragazzo, perché la madre non potrebbe sopportarlo (quest’ultima era convinta che il figlio stesse con una ragazza di nome Sarah). Quindi Tom si ritrova a vivere con la famiglia Longchamp e a dover mantenere il segreto, nonostante sia libero di andarsene quando desidera da quella realtà.

Dolan, ormai ritenuto uno dei migliori registi degli ultimi tempi, ha cambiato strada, addentrandosi nel campo dell’omosessualità, un tema particolarmente discusso ai giorni nostri. Lo stile è diverso, più asciutto e - soprattutto - sembra segnare un cambio di rotta nella cinematografia dello stesso Xavier: si passa dal genere Mélo (basato sull'amore ostacolato, negato e sull’enfatizzazione delle passioni) al noir, anche se entrambi - seppur il primo in piccole dosi - sono presenti nella pellicola.
Egli riesce a richiamare il classico con abilità, dando allo spettatore la sensazione di trovarsi di fronte a un film che mescola sapientemente moderno e vintage, anche se a prevalere è il lato più innovativo. Inoltre, si tratta di una sorta di mix tra thriller psicologico (in grado di richiamare i capolavori di Alfred Hitchcock) e commedia (soprattutto l’ironia), che non lascia spazio all’interpretazione: ogni particolare è molto curato, studiato nei dettagli e crea quel tipo di suspance capace di tenere il pubblico incollato alla poltrona ad ammirare non solo le capacità registiche di Dolan, ma anche quelle attoriali. Infatti Xavier ricopre nel progetto la doppia veste di regista e protagonista. Inutile dire che ha dimostrato di essere un artista a tutto tondo (come se già non lo sapessimo!), in grado di entrare nel cuore degli spettatori e di restarci dall’inizio alla fine, anche grazie a quella classe che lo distingue da molti altri.

Nel film emerge un senso di claustrofobia, determinato anche dalla forte e evidente tensione sessuale tra Tom e Francis (Pierre-Yves Cardinal), un uomo enigmatico, sadico, ricco di sfumature negative, dovute probabilmente alla mentalità chiusa che spesso caratterizza la gente di campagna.
Tom fin da subito rimane attratto da quest’ultimo: porta lo stesso profumo di Guillaume. Ma non solo, perché arrivato in città si sente minacciato dal luogo e dallo stesso Francis, ma ne rimane ugualmente affascinato. Il ritmo incalzante è sostenuto da una colonna sonora perfetta per la storia che si sta raccontando, in quanto - oltre alle musiche che ben si prestano al noir - troviamo anche canzoni più moderne.
“Tom à la ferme” non solo presenta sfumature horror accattivanti e inaspettate, ma rappresenta un invito a riflettere sul confine (molto labile) tra passione e morte e sul bisogno di trovare qualcuno che possa sostituire un amore spezzato. Oltre al tema dell’omosessualità e quindi dell’omofobia, è presente anche una netta scissione tra l’ambiente campagnolo e la città, anche se questa tematica viene affrontata solo nel finale. Un finale sorprendente e inquietante, ma anche diverso e per nulla banale. Il nostro consiglio è di rimanere in sala fino al termine dei titoli di coda per assaporare la pellicola nella sua totalità.
Il progetto, ovviamente, non è consigliabile a un pubblico di bambini per via della forza emotiva (e non solo) di alcune scene.


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