The last Caravanserail
Il teatro umanista di Ariane Mnouchkine incontra il cinema. La creatrice di Odyssees, epopea moderna di vite sballottate da un storia sempre più crudele e deumanizzante apre la propria opera al mezzo filmico, non solo con l'intento di rendere più accessibile la sua opera ma anche con l'evidente finalità di fissarla nel tempo. In questo modo crea una pellicola divisa in due parti (la cui durata complessiva è molto prossima alle quattro ore e mezza), "Odissee" e "Origini e destini". La figura del profugo è forse il prodotto più tipico del ventesimo secolo, l'uomo che oppresso da un fardello di orrori e devastazioni cerca una via di fuga è un personaggio ancora tristemente attuale al giorno d'oggi. In effetti il film della Mnouchkine è molto legato all'attualità contemporanea e tutte le vicende narrate sono ambientate in modo significativo dal 2001 ai giorni d'oggi. I paesi coinvolti sono tristemente noti e presenti nelle cronache quotidiane: Afghanistan, Iraq, Cecenia, diversi paesi dell'Africa. E ancora Francia, Inghilterra e Australia, paesi miraggio, luogo di una libertà però inaccessibile agli oppressi del mondo. Emerge una burocrazia implacabile fino alla crudeltà, in grado di ergere barriere e di creare strumenti di repressione nei confronti di chi cerca asilo.

Sono i profughi gli autentici protagonisti, con il loro patrimonio di disperazione e fede a muovere e scandire l'azione di Le Dernier Caravanserraille, schiacciati da un opprimente senso di pericoli da persecuzioni incessanti. Tutto è un pericolo per il profugo: stare nel paese di origine, mettersi in viaggio, raggiungere la patria d'elezione e soprattutto stare sul confine. Il confine è visualmente la metafora del discorso della Mnouchkine, un elemento innaturale simbolo di ingiustizia e di sopruso da parte degli uomini, zona franca in cui la dignità dell'uomo è spogliata di ogni valore. Nessun potere è risparmiato: la violenza dei talebani così come la crudeltà di un governo australiano che ha saputo rispondere ad una catastrofe umanitaria solo con l'uso della forza.

Il theatre du soleil affronta problemi tanto complessi e dolorosi con grande potenza espressiva, in modo tale da spingere alla riflessione. Sarebbe bello se tale forza potesse raggiungere anche chi ha il potere decisionale per fare la differenza. Ma probabilmente è solo un'utopia.

La frase: "Se un uovo cade su una pietra l'uovo si rompe, ma se una pietra cade su un uovo è sempre l'uovo a rompersi".

Mauro Corso

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