The Grudge 3
Si parte subito con la violenta uccisione del giovane Jake, con il volto di Matthew Knight, sopravvissuto al massacro del "The grudge 2" (2006) attraverso cui Takashi Shimizu non fornì un remake di "Ju-on: The grudge 2" (2003), ma propose un sequel tutto nuovo al lungometraggio che, interpretato nel 2004 da Sarah Michelle Gellar, altro non era che il rifacimento a stelle e strisce curato da lui stesso del suo "Ju-on: The grudge" (2002).
E, su sceneggiatura del Brad Keenee già autore degli script di "The gravedancers" (2006) di Mike Mendez e "From within" (2008) di Phedon Papamichael, è lo specialista in effetti speciali visivi Toby Wilkins – al suo secondo horror dopo "Splinter" – a sostituire dietro la macchina da presa il regista giapponese; mentre, impegnata ad affrontare la nuova maledizione legata all’appartamento infestato, oltre ai televisivi Johanna E. Braddy e Gil McKinney, troviamo la Shawnee Smith che i fan del genere riconoscono ormai come Amanda della saga "Saw", qui nei panni della dottoressa Sullivan, incaricata di verificare lo stato mentale del citato Jake.
Ma, con un taglio narrativo generale che, pur riprendendo i tutt’altro che incalzanti ritmi tipici del Sol Levante, tende a rendere maggiormente fruibile agli spettatori occidentali l’insieme, il risultato finale non è poi tanto distante dagli esiti dei precedenti tasselli della serie, i quali, al di là del capostipite, non hanno faticato a manifestare evidenti segnali di stanchezza e povertà d’idee (come un po’ tutto l’horror giapponese post-"The ring", del resto).
Sia ben chiaro che la regia di Wilkins, il quale aggiunge anche un pizzico di indispensabile splatter da slasher-movie, rientra pienamente nella media, ma, tra spettro d’infante con gli occhi a mandorla e immancabile ragazza strisciante caratterizzata da lunghi capelli neri, quelli che scorrono sullo schermo non sono altro che i soliti cliché, ormai del tutto incapaci di generare spaventi.
Quindi, al fine di conferire originalità al tutto, non è sufficiente l’introduzione del personaggio di Naoko, sorella dell’irrequieta defunta Kayako...

La frase: "Ha i capelli scuri che gli avvolgono tutta la faccia, è malato, è ricoperto di sangue, è come la morte".

Francesco Lomuscio

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