The Dancer
Ennesimo film sulla danza. Dopo "Save the last dance" e i suoi ritmi hip hop, si torna alla musica modernissima funky e techno per raccontare una storia fatta ancora di sudore, delusione, amore, successo. Niente di nuovo insomma anche se sulla sedia produttore c'è un tipo "originale" come Luc Besson. Il regista/produttore francese ha affidato la regia di "The dancer" ad un suo giovane assistente di scena e personale, tal Fred Garson. A discarico del povero debuttante bisogna dire che già sulla carta il film non è granché: la sceneggiatura è infatti semplicistica per non dire banale o, per essere ancor più severi, inconsistente.

La protagonista dell'avventura è India, ballerina di grande talento che insegna danza e movimento ai bambini muti, esibendosi ogni sabato sera in una discoteca di Brooklyn in una curiosa competizione con i più bravi DJ. I suoi sogni sembrano avverarsi quando si aprono i provini per un nuovo spettacolo a Broadway. Ma sebbene venga inizialmente scelta dal coreografo, il suo riconosciuto talento non è sufficiente: India è muta fin dalla nascita e per questo handicap viene respinta. Dopo le scontate e silenziose urla di rabbia e frustrazione, le si presenta una seconda occasione. Durante la solita competizione del sabato sera un giovane scienziato vedendola danzare viene folgorato da una nuova idea per il progetto a cui sta lavorando da tempo. Una macchina in grado di tradurre in musica i movimenti del corpo e comunicare attraverso essi le emozioni e i sentimenti di India.

Sorvolando pietosamente sulla scontatissima regia, ritmata esclusivamente dalle note ossessive e ripetitive della colonna sonora, la performance della protagonista non è da meno. Non sono servite le lezioni di recitazione imposte dal produttore e dal regista: al suo debutto d'attrice Mia Frye è come pietrificata in una unica espressione, mentre comunica in un sedicente linguaggio dei segni (numerose lezioni anche per questa parte), che appare approssimativo anche ai profani.
Una menzione speciale ai lunghi capelli biondi della protagonista: le trecce in cui sono legati sono le sole in grado di fermare per qualche minuto l'attenzione e far uscire dalla noia assoluta lo spettatore.

Valeria Chiari

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