Tetsuo the Bullet Man
Torna il regista Shinya Tsukamoto con il terzo capitolo delle avventure dell'uomo di ferro: in giapponese Testuo, qui rinominato col sottotitolo "L'uomo del proiettile".

Una giovane coppia viene sconvolta dall'omicidio del loro piccolo figlio, ucciso da una organizzazione criminale. In realtà, suddetta organizzazione voleva risvegliare il potere segreto del capofamiglia, capace di trasformarsi in un uomo di ferro rabbioso e privo di controllo. Inizia un viaggio introspettivo per riconquistare la propria umanità...

Gira un po' a vuoto questo terzo capitolo della saga Testuo. Sarà l'assenza di una vera trama (lui figlio di un androide che cerca di controllare il proprio potere), di una sceneggiatura adeguata (il più del tempo si passa a urlare), di protagonisti capaci di catalizzare l'attenzione dello spettatore (completamente anonimi gli interpreti), ma questo Testuo the Bullet man proprio non va a segno. La regia di Tsukamoto, d'altro canto, qui pare essere al suo meglio. Le immagini, più simili a certe video installazioni dell'arte contemporanea che a fotogrammi cinematografici, riescono a trasporatare il pubblico in un delirio urbano cyber punk decisamente suggestivo. I palazzi si fondono con i personaggi, le strade diventano le loro gambe, i visi si specchiano nel cemento, il sangue diventa petrolio. Visivamente Testuo The Bullet man è l'apoteosi dell'urbanizzazione al cinema.

In questo delirio visivo i buoni sentimenti e l'amore rimangono, per Tsukamoto, l'unica ancora di salvezza. L'unico modo per non perdersi. Bellissimi gli intenti, allora, peccato che il regista non sia riuscito a sostenerli con recitazione e sceneggiatura all'altezza della situazione.

La frase: "Padre che cosa hai fatto?".

Diego Altobelli

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