05 Settembre 2009 - Conferenza
"Tetsuo the Bullet Man"
Intervista al regista e al cast.
di Diego Altobelli

Presente in sala il regista Shinya Tsukamoto, l'interprete Eric Bossick e i produttori.

Signor Tsukamoto, è il primo film della serie parlato completamente in lingua inglese. Come mai?
Shinya Tsukamoto: In realtà avevo avuto molte richieste i realizzare un Testuo americano. Credo sia per questa ragione soprattutto. All'inizio devo dire che ero molto confuso a riguardo della lingua, ma alla fine siamo giunti a un livello accettabile in fase di sceneggiatura.

In che senso aveva avuto molte richieste? Può essere più preciso a riguardo?
Shinya Tsukamoto: Certo. Come dicevo mi era stato detto che era tempo per realizzare un Testuo americanizzato. Ambientato cioè nelle città americane. New York o altro... Io però vivo a Tokyo. E' la mia città. Ed è una città che ritengo la più adatta a raccontare la storia di Testuo. Tokyo è una città che ha nel DNA il cyber punk, e questa voleva essere una storia di questo genere. Quindi alla fine, dopo molto discutere, ci siamo accordati proprio su Tokyo. Ne sono molto lieto.

Ci racconti la sua esperienza in questo film.
Eric Bossick: E' stato davvero incredibile. Tsukamoto mi ha dato tanta libertà, ed è stato anche capace di ascoltare le mie richieste e i miei suggerimenti. Ogni giorno era una nuova sfida. Una nuova esperienza sul set. A volte ci sono state delle difficoltà a capirci, soprattutto a causa della lingua, ma devo dire che è andato tutto benissimo.

Tsukamoto, secondo lei c'è contiguità tra poesia e violenza?
Shinya Tsukamoto: E' una domanda davvero molto difficile. Penso che la violenza nei film che racconto è una specie di strana fantasia. In fondo Tokyo non è una città violenta, non ci sono guerre e tutto rientra nella normalità di una metropoli. Nel film certo noi vediamo tanta violenza, ma è di facciata. Credo che diverta più che altro. L'importante, è non riportarla nella vita vera.

Pensa che la cultura cyber punk stia uscendo dal suo guscio che l'ha relegata nella cultura underground?
Shinya Tsukamoto: Credo che il significato della parola Cyberpunk sia cambiato molto nel tempo. Avevo creato i primi due episodi di Testuo proprio partendo dal significato di quel genere, diciamo, narrativo. Ora però è diverso. Penso che mi sono adattato secondo le cose che ho sentito e visto nel corso di questi anni. Credo ci sia stata insomma più che altro una evoluzione.

Domanda ai produttori, cosa ne pensate di questa esperienza?
Shinichi Kawahara: Crediamo molto nel progetto e nelle qualità di Tsukamoto. SOno pochi i registi capaci di portare il cinema giapponese ad alti livelli e confrontarsi con il resto del mondo. Tsukamoto è certamente uno di questi.

Secondo lei Tsukamoto, come mai il cinema giaponese è così violento?
Shinya Tsukamoto: Non credo. No. Non credo sia un cinema violento in senso assoluto. Anzi. Ci sono film per famiglie e cose molto tranquille. Credo che sia il pubblico occidentale a richiedere una certa filmografia. Ma il cinema giapponese è pieno di possibilità. Insomma, è evidente che il cinema e il problema della violenza vada contestualizzato.

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