05 novembre 2012 - Conferenza
"Venuto al mondo"
Intervista al regista e al cast.
di Fabiola Fortuna

Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini, uniti nella vita e nel lavoro, tornano al cinema con un nuovo film. “Venuto al mondo”, tratto, come “Non ti muovere”, da un romanzo di lei, è forse il film più impegnato e impegnativo della coppia. L’assedio di Sarajevo, la guerra che si è svolta in città, le vite interrotte dei cittadini, soprattutto dei giovani che avevano fatto progetti per il futuro che poi sono improvvisamente svaniti. È questo il caso di personaggi come Gojko e Aska, di cui Mazzantini racconta il dramma e la disillusione nel libro e Castellitto riprende bene nel film. L’autore infatti, si propone principalmente di raccontare e trasmettere emozioni al proprio pubblico, puntando non sul dramma della guerra, ma su tutte quelle piccole (o forse grandi) storie di persone comuni che si intrecciano sullo sfondo dell’assedio. Penélope Cruz accompagna di nuovo i due coniugi artisti in un viaggio difficile anche dal punto di vista della recitazione: il film infatti, procede su due diverse temporalità, il presente e il passato della guerra. La Cruz invecchia e ringiovanisce, così come il bravissimo Adnan Haskovic, interprete ventiseienne di Gojko che riesce senza problemi a invecchiare fino a cinquant’anni. Gli autori e i membri principali del cast raccontano la loro esperienza in conferenza stampa.

“Venuto al mondo” è una produzione internazionale. Per questo avete scelto di proiettare il film nella versione originale, cioè mantenendo le voci e le diverse lingue degli attori?
Sergio Castellitto: per me, la versione non doppiata in italiano è la versione originale del film, quella che ha più valore perché contiene le inflessioni linguistiche e le caratteristiche dei personaggi che si perdono nell’edizione italiana, che per altro è stata realizzata da un team validissimo. Credo che questa edizione mantenga anche una maggiore naturalezza generale.

Cosa ha portato Penélope Cruz a desiderare il ruolo di Gemma? E come è cambiato il suo rapporto con il personaggio dopo che è diventata madre?
Penélope Cruz: mi sono innamorata della storia e del personaggio. È stato come nel caso di “Non ti muovere”: ho sentito l’esigenza di fare questo viaggio con questa donna così particolare. Non mi è capitato molte volte nel corso della carriera, ma quando incontro ruoli che mi colpiscono così tanto non posso rinunciare a interpretarli. Ho capito subito il personaggio di Gemma, anche prima di rimanere incinta. Ho letto il libro due anni prima di girare e già all’epoca accettai, ma ora che sono diventata madre sento ancora più vicina a me la condizione del personaggio.

Come è nato il progetto per Castellitto? Subito dopo aver letto il romanzo o c’è stato un precedente?
Sergio Castellitto: sei anni fa, quando io e mia moglie ci siamo interessati alla vicenda di Sarajevo, non c’era nulla. Siamo andati a visitare la città e Margaret ha iniziato a scrivere. In quel periodo, era incinta di Pietro e da lì è nato tutto. Ho fatto molti viaggi in quella città ferita, che ancora mostra i segni della guerra. Volevamo però raccontare una storia d’amore, volevamo portare al pubblico una “dichiarazione d’amore”, che poi è quello che un buon prodotto artistico dovrebbe essere. È una storia di “sommersi e di salvati”, di chi ce l’ha fatta e di chi non ce l’ha fatta: ho cercato la verità di quelle esperienze, ho messo in scena qualcosa che mi emozionava. Questo è un film che vuole arrivare al pubblico e colpire la sua interiorità, raccontando i fondamentali archetipi dell’essere umano, come la guerra, la pace e l’amore.

È stato difficile per Castellitto affrontare l’ambientazione di una città in guerra e riprodurla sullo schermo?
Sergio Castellitto: o cercato di essere il più autentico possibile. Mi sono ispirato ai video reportage, cercando la verità degli eventi. Spero di essere riuscito a fare un film che colpisca l’intelligenza emotiva del pubblico, nient’altro.
Margaret Mazzantini: è stato uno sforzo un po’ per tutti. Il risultato finale è visibile e giudicabile, ma va ricordato che dietro le quinte hanno lavorato molte persone ed è stato per tutti noi un viaggio incredibile, appassionante. Non ho mai visto Sergio così preso da un film: scene di massa, scene intime, epoche diverse, la presenza della neve, del mare ecc... Attori e tecnici hanno fatto un lavoro incredibile ed è giusto che vengano tutti ringraziati. Lo staff è stato straordinario.

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