28 Gennaio 2009 - Conferenza
"Operazione Valchiria"
Intervista al regista e al protagonista.
di Andrea D'Addio

A Roma, per presentare Operazione Valchiria, film sull'attentato fallito che il colonnello Claus Von Staffenberg organizzò per uccidere Hitler, sono intervenuti Tom Cruise, il regista Bryan Singer e lo sceneggiatore Cristopher McQuarrie.

Si tratta di un film dall'impianto classico, ma in Germania ha ricevuto parecchie critiche, almeno dai media. Come mai?
Bryan Singer: Ho cercato di realizzare un thriller che fosse guidato dai personaggi, lo stile non doveva prendere il sopravvento sul racconto. In Germania ci siamo trovati benissimo, non ci sono stati problemi di alcun tipo né con i permessi né con altro, compresa la troupe tedesca con cui abbiamo lavorato. In più abbiamo avuto anche un finanziamento statale, quindi non capisco perché mai alcuni giornalisti abbiano detto falsità.
Tom Cruise: Lavorare in Germania è stata una grande opportunità. C'è stata una grande collaborazione fra americani e tedeschi, non abbiamo avuto nessuna difficoltà. Nostra intenzione era sì fare un film per il pubblico, ma di rimanere ancorati alla verità storica. Io solitamente faccio film che possano arrivare più gente possibile, ma non potevamo tradire la storia, e non c'è stato mai nessun problema di alcun genere, tanto che alla prima a Berlino abbiamo ricevuto 10 minuti di standing ovation.

Questo film ha sicuramente il merito di parlare di un evento non conosciuto al grandissimo pubblico, ma sembra dimenticarsi che autorevoli storici hanno inquadrato la figura di Von Stauffenberg all'interno di quell'elite tedesca che voleva allontanare Hitler non perché dittatore o antisemita, ma perché ormai pessimo stratega di guerra…
Christopher McQuarrie: Ringrazio prima di tutto per la domanda. Almeno qui in Italia si chiede una cosa del genere, e non si pubblica direttamente la critica, senza un confronto. Ho scritto la sceneggiatura di questo film solamente sulla base della conoscenza storica che abbiamo costruito nel lavoro di ricerca, tanto che pensavo che mai nessuno ne avrebbe fatto un film. Se avessimo trovato elementi che rendevano Von Stauffenberg diverso da quel che abbiamo scritto, l'avremmo fatto diversamente. In tanti, a seconda degli anni, e dei periodi storici, hanno incensato o criticato il conte. Il tentativo di attentato è stato strumentalizzato da più parti. Negli anni '50 era un eroe, dal 68' fu un elitario desideroso di potere. Bisogna riabilitare i fatti per quello che sono. C'è stata una semplificazione del personaggio, quella che chiamerei un'ignoranza informata. La storia è molto più complessa di quello che può apparire.

Come avete cercato di ovviare alla possibile mancanza di tensione visto che il finale della storia è già noto?
Christopher McQuarrie: Il conoscere già il finale l'abbiamo visto questa cosa come un fattore positivo, non come un ostacolo. Come diceva Hitchock, la ricetta per avere una buona suspanse è partire da un finale, senza conoscere né il come né il quando né il dove. La cosa che più ci ha stupito però è stato vedere come in molti, durante la proiezione, non sapessero già dall'inizio come fosse andata a finire.

In "Sette anime" Connor Cruise ha un ruolo accanto a Will Smith. Che emozione è stata per papà Tom?
Tom Cruise: Una grandissima emozione. Se non fosse stato bravo Gabriele Muccino non lo avrebbe preso. Quando ha fatto il provino Gabriele ha cacciato me e Will dalla stanza e solo dopo dieci minuti ne è uscito dicendo l'ok. Se in futuro vorrà fare l'attore non glielo impedirò, lo appoggerò sempre.

Cosa c'è di interessante nel personaggio di Von Stauffenberg che più ha interessato Tom Cruise?
Tom Cruise: Sicuramente la sua complessità, il suo essere solo all'interno di una famiglia che non poteva rendere partecipe, anche se all'esterno era una persona che parlava a chiare lettere. E' una situazione a volte universale. Oltretutto devo confessare che proprio da bambino giocavo alla guerra con i miei amici e quando ci fingevamo americani contro i nazisti, non riuscivo a capire come nessuno potesse aver pensato di uccidere Hitler. Lui ci ha provato, ed è stato così sempre tanto che all'inizio della guerra era addetto agli approvvigionamenti, ed era stato mandato in Africa dallo zio, lontano dal cuore del regime proprio perché era uno che parlava chiaro. Da questo punto di vista il film è fonte di ispirazione, suscita la domanda su cosa noi avremmo fatto al suo posto.

Qual è stato il passaggio del discorso di insediamento di Obama, che ha preferito?
Tom Cruise: Ce ne sono stati molti, soprattutto ho apprezzato l'apertura alle altre culture. Noi siamo paesi diversi ma viviamo nello stesso pianeta, dobbiamo aprirci alla comunicazione con gli altri, dobbiamo comunicare a tutti i costi. Appoggio in pieno tutto quello che Obama sta facendo, e quello che Obama ha in programma di fare.

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