18 Giugno 2005 - Conferenza stampa
"Ti amo in tutte le lingue del mondo"
Intervista a Leonardo Pieraccioni.
di Mauro Corso


Reduce da una una dura settimana di lavorazione negli studi romani di CineCittà, Pieraccioni si concede per una conferenza stampa offendo anticipazioni e curiosità per il suo prossimo film, "Ti amo in tutte le lingue del mondo", la cui uscita è prevista per il Natale 2005.


Leggi anche l'intervista rilasciata il 12 dicembre per l'uscita del film!

A che punto sei della lavorazione?
Leonardo Pieraccioni: Le riprese sono iniziate due settimane fa, e fanno parte di un totale di nove settimane di riprese. Abbiamo già fatto gli interni a Roma, a cinecittà, poi gireremo al Vittoriale e a Gardaland sul Lago di Garda e gireremo in seguito per sei settimane a Pistoia, in cui si svolgerà la nostra storia. Avevo bisogno di una città piccola in cui si potessero ricreare quelle situazioni tipiche da paese, in cui veramente i panni sporchi si lavano non in casa, ma in città. Avevo bisogno di questo tipo di dimensione, Firenze era già troppo grande. Tra l'altro lavoro con un agenzia teatrale di Pistoia da vent'anni, ma chissà perché non ero mai entrato dentro Pistoia, che è di una bellezza straordinaria. A parte dei lampioni che qualche assessore scellerato forse sotto l'effetto dell'ecstasy ha deciso di mettere in centro - e che eviteremo di inquadrare - è una città veramente fantastica. I cittadini hanno dimostrato una collaborazione ed un entusiamo unici; abbiamo fatto dei provini per dei piccoli ruoli e per le figurazioni ed in due giorni si sono presentate qualcosa come 1.500-2.000 persone. Del resto credo che l'ultimo film sia stato girato a Pistoia nel '18, subito dopo la prima guerra mondiale.

Come sono andate le cose nei mesi precedenti, durante la lavorazione alla sceneggiatura in particolare?
Leonardo Pieraccioni: Adesso facendo un film ogni due anni, assieme a Giovanni Veronesi, abbiamo tutto il tempo per prepararcelo e per scegliere gli attori. Mai come in questo caso sono stato così contento del cast. Poi in due anni si può abbandonare un idea che non funziona, riprenderla... finché non si è soddisfatti. Abbiamo iniziato a lavorarci già all'uscita del Paradiso all'improvviso, fino al luglio 2004, poi l'abbiamo ripreso a ottobre e abbiamo completato la sceneggiatura lo scorso gennaio. Io sto sempre a Firenze, faccio avanti e indietro e continuo a farlo anche se mi avevano detto "eh... ma poi smetterai di andare a Firenze il fine settimana", e invece... proprio adesso ho i panni sporchi in macchina e riparto... è che non ho la lavatrice a Roma e questo mi lega molto a Firenze. Portandoli rigorosamente dalla mi' mamma... e anche questo potrebbe essere l'inizio di un nuovo film. Tragicomico ovviamente.

Com'è nata invece l'idea per questo film?
Leonardo Pieraccioni: L'idea è nata a Bagno a Ripoli, dove abito. Stavo prendendo un caffè davanti a una scuola e vedo queste ragazzine che mi vengono incontro. Tre mi danno del lei, e mi sono un po' impressionato, ma vabbè ormai ho quarant'anni, invece la quarta mi ha detto delle cose anche esplicite dal punto di vista dell'approccio e così sono arrossito. Poi ne ho parlato a Giovanni, e il film parte dal punto di vista di questa ragazzina. Io faccio il professore di ginnastica, finzione immane perché l'unica attività che faccio è quella di portarmi il mangiare alla bocca. Ho un tapis-roulant a casa su cui ho messo delle piante. Ormai ha delle crisi di identitità e crede di essere una fioriera. Ma il bello del recitare è proprio fare dei personaggi opposti a quello che si è. Dunque io insegno al Pacini di Pistoia e c'è questa ragazzina che mi ama in tutte le lingue del mondo, riferimento agli sticker che lei mi lascia dappertutto con "ti amo" scritto nelle lingue dalle più comuni come il francese alle più esotiche come il giapponese.

Quindi si tratta di una storia d'amore diversa dal solito...
Leonardo Pieraccioni: Una frase che mi piace molto e che in qualche modo ricorre nei miei film è "ci si innamora sempre delle persone sbagliate". Nelle commedie sentimentali che ho sempre fatto il protagonista incontra una donna bellissima e la trama consiste nello scoprire come i due finiranno insieme, e la cosa è abbastanza lineare. Invece in questo caso sono tutti amori sbagliati. A partire dalla moglie del mio personaggio, che dopo tre minuti si rivela essere una "comproprietà". Per cui si comincia toccando il tema delle corna. Finendo con una ragazzina di 15-16 anni che si innamora di un uomo di 40 - amore sbagliatissimo - forse da imputare alla mancanza di una figura paterna. Poi la protagonista la prima volta che esce viene invitata in una villa di scambisti. L'idea me l'ha data una mia amica che non volendolo si è trovata in questa situazione paradossale. E poi c'è la storia degli sms, mms che forse non hanno aiutato la linearità dei rapporti. Poi naturalmente c'è sempre la speranza che i personaggi capiscano dove andare e cosa fare. Non vorrei fare il Willy Pasini della situazione, però penso che in amore quando ci sono i contrasti c'è dinamismo; quando tutto funziona prima o poi subentra uno stato soporifero in genere dopo 3-4 anni.

Come sono andate le cose con Panariello?
Leonardo Pieraccioni: Sono molto contento, perché per me era una sfida. Giorgio è legato a personaggi molto divertenti di ambito teatrale. Ora ve lo posso dire perché abbiamo già girato, e credo che siamo stati in grado di costruire un personaggio che funziona. Lui è mio fratello e mi emula (nella storia sono un ex grande nuotatore), nonostante abbia un fisico più disgraziato del mio. Tra l'altro ha la barba come la mia e i capelli un po' anni '80 come me. Sembra una specie di Sandro Giacobbe con la barba!

E con Ceccherini?
Leonardo Pieraccioni: Anche qui è stata una sfida, perché ci si aspetta uno dei suoi soliti personaggi, mentre qui interpreta il ruolo di un buono e puro dall'inizio alla fine. Io sono convinto che Ceccherini sia un attore straordinario anche dal punto di vista drammatico. Il dramma è insito nella sua persona, tra gli attori che ho conosciuto è quello che soffre di più. E poi lui interpreta il ruolo di un frate. Assolutamente credibile, e ovviamente senza parolacce e volgarità. Cosa ancor più fuori dal comune.

Chi sono le attrici invece?
Leonardo Pieraccioni: Prima c'è questa ragazzina di 16 anni, bravissima, Giulia Elettra Gorietti, che ho trovato facendo 350 provini, ed è perfetta. È una "donnina" di 16 anni, che però ha il candore e la purezza della sua età. Poi c'è Marjo Berasategui. Quando le ho fatto il provino ho pensato "finalmente ho trovato un'italiana!" perché parla in italiano perfetto e può fare la presa diretta. Non era un mio problema, ma molte attrici mi dicevano sempre "Perché cerchi delle spagnole?" e io rispondevo "no, io non cerco delle spagnole: trovo delle spagnole", per cui ho incontrato Marjo Berasategui. Già dal cognome dovevo intuire che o era sarda, o era spagnola. Poi le ho fatto il provino anche con la ragazzina ed è andata benissimo.

Ma lei è la madre della ragazzina?
Leonardo Pieraccioni: No, per sapere chi è dovete andare al cinema. Poi siccome anche nel Paradiso all'improvviso c'era piaciuto il colpo di scena, con Veronesi in questo film abbiamo voluto mettere molti colpi di scena, per cui non posso dire di più.

Come inizia il film?
Leonardo Pieraccioni: È un idea che avevo da cinque film. Il protagonista fa una festa a sorpresa, e mentre aspetta la moglie scatta la segreteria telefonica e si sente la voce dell'amante di lei che lascia un messaggio accorato. Poi lei arriva e va via lasciando il marito con gli amici in un momento supremo di imbarazzo. E poi c'è questo tema così attuale del tradimento, del resto Panorama dice che abbiamo tutti le corna (e io compro l'Espresso apposta!).

Che tipo di riprese avete fatto a Gardaland?
Leonardo Pieraccioni: La ragazzina per il mio quarantesimo compleanno mi fa un regalo, e per una della sua età il regalo per il proprio amore è per l'appunto un viaggio a Gardaland. Scenario in cui lei mi dichiara tutto il suo amore. E lì c'è una differenza sostanziale: mentre lei si diverte sugli ottovolanti, io vomito. Come peraltro è quasi successo quando ho fatto i sopralluoghi. Sono molto divertenti da vedere da fuori. Poi parlavo con un direttore e gli dicevo "ma è bellissimo questo, deve dare delle emozioni incredibili" e lui mi guardava stupito come per dire "ma chi l'ha mai fatto?".

Gli altri membri del cast?
Leonardo Pieraccioni: Rocco Papaleo ormai è una conferma, siamo quasi come Franco e Ciccio perché ci compensiamo a vicenda. Poi c'è una rivelazione, perché tanti anni fa mia nonna mi regalò Via Paolo Fabbri 43, e io rimasi folgorato da Francesco Guccini e lo ascolto ormai da trent'anni. Mi ricordo che di nascosto dai miei genitori andai in quella strada, vidi l'ombrelliera dentro al portone e pensai "vedi, piove anche per lui!". Cosa doveva pensare un ragazzino di 14 anni? Io gli ho offerto la parte del preside e lui è stato molto gentile ad accettare. Gli avevo proposto un preside di Forza Italia, ma lui mi ha detto "Non esageriamo nella finzione". Le musiche le fa Gianluca Sibaldi che è il mio musicista teatrale. Poi ci sono due camei da parte di attrici che stimo molto: Elisabetta Ronchetti e Barbara Enrici. Credo che assieme al Ciclone sia uno dei film più corali che abbia realizzato.

Hai mai avuto dei dubbi nel trattare la storia di una ragazzina che si innamora di un quarantenne?
Leonardo Pieraccioni: Sì, in particolare all'inizio, avevo il timore di scivolare nel morboso o nel lolitesco. Ma poi guardando i giornalieri mi sono reso conto che questo pericolo non c'è. Poi la Gorietti è molto esile, sembra davvero mia figlia. Se avessi preso la Marini che a 16 anni sembrava la mi' mamma... oh ma questo non scrivetelo sennò poi mi telefona dicendo "sempre a fare battute su di me!". No, non c'è niente del genere, però c'è il particolare divertente dell'insistenza e della determinazione da parte di questa ragazzina che non ha filtri e non si vergogna di niente.

Ti consideri sempre un cabarettista prestato al cinema o hai cambiato idea?
Leonardo Pieraccioni: Nella maniera più assoluta. Il mio commercialista non mi considera tale ma è così. Io tento di fare nel cinema quello che si fa nel cabaret: far ridere ogni 20-25 secondi. Naturalmente si cerca anche di fare andare avanti la storia in maniera divertente. La mia goduria è proprio tipica da cabarettista: mettermi in fondo alla sala, in particolare con il Paradiso all'improvviso, e sentire la gente che si diverte. Comunque in questo film non c'è la risata fine a se stessa - che rischia anche di essere volgare - ma prevale sempre la volontà di raccontare una storia, dei personaggi, dei risvolti. I personaggi di Ceccherini e Panariello sono per così dire persi, dei quarantenni che ancora non hanno trovato la loro strada e non sono forse soddisfatti della loro posizione. Però il richiamo verso il cabaret è sempre fortissimo. Ora sono sempre più pigro, ho vissuto di rendita negli ultimi cinque anni per quanto riguarda il Cabaret - proponevo il repertorio di dieci anni fa! - e dovrei rimettermi con degli autori comici a preparare qualcosa di nuovo. E uno spettacolo di un'ora e quarantacinque costa più fatica che scrivere un copione di 120 pagine. Ma quando i colleghi cabarettisti mi chiamano sul palco, sento che il lupo ha perso il pelo ma non il vizio.

I libri?
Leonardo Pieraccioni: Avevo regalato i miei libri a Guccini e lui mi ha telefonato dicendo:"Ho letto i tuoi libri" e io: "cosa ne pensi maestro?" al che lui mi risponde: "Ma sono di una tristezza bestiale! Non ho mai sentito dei personaggi così sfigati, ma cosa ti è successo ragazzo, parliamone...". Capita a volte che invece di uscire a divertirmi mi metto lì a scrivere, ed in effetti sono storie agghiaccianti. Dopo aver letto il mio primo libro la mi' mamma mi ha detto "Leonardo, io non so chi tu sei, se quello che conosco nella vita e negli spettacoli al cinema o se sei prossimo al suicidio". Credo di essere entrambe le cose. Del resto la comicità - e vi inanello un altra banalità micidiale - nasce dalla disperazione. I comici hanno una visione pura della vita e sanno che le cose faticano sempre ad essere messe in atto. Il successo dei miei film secondo me è anche dovuto al fatto che do dei finali che alcuni avrebbero resistenza a dare. Mi piacerebbe che tutto finisse con gli innamorati su un pontile alle Maldive con i fuochi d'artficio, ma nei miei film l'inquadratura finisce un pochino prima di dove finisce il pontile... magari si buttano di sotto e litigano, chissà! Poi non sappiamo quello che succede una volta a casa, quando accendono la tv e si mettono a parlare di Ici e di Irpef, o dei loro vecchi amori. Nei miei libri invece non c'è pontile: solo asfalto e disperazione.

Quanto ha incassato l'ultimo film?
Leonardo Pieraccioni: 29 milioni di euro. E lo considero un miracolo... ho un rispetto totale per chi prende la macchina d'inverno, fa la fila, va al cinema con il biglietto che costa 7,50 euro, magari con una famiglia di quattro persone, con i bambini che vogliono il pop-corn che costa 3 euro... a pop-corn. I gestori a momenti mi dicono: il film è un optional, l'importante sono i consumi di pop-corn e bibite... allora io dico apriamo direttamente dei bar! A me piace quando mi dicono "per un ora e mezza mi sono divertito e mi sono scordato dei miei problemi". Naturalmente mi dicono anche che i miei film non sono impegnati. Ma ci sono degli autori bravissimi in questo! Da una commedia ti devi aspettare che non sia volgare, perché magari con i bambini è imbarazzante. E che ti lasci qualcosina, che si realizzi un processo di identificazione. Credo sia già tanto se questo accade.

La senti una certa responsabilità nei confronti del cinema italiano?
Leonardo Pieraccioni: Non la sento, la sentono solo quelli della Medusa, che hanno fatto un investimento importante. Non mi preoccupo perché la cosa fondamentale è il divertimento. Quando con Giovanni scriviamo qualcosa in due mesi, non è per sciatteria, ma perché le cose funzionano. L'ho già detto molte volte, il Ciclone lo abbiamo scritto in 25 giorni, perché sembrava che si scrivesse da solo. È sempre un fatto di ispirazione, non è che il Pesce innamorato fosse meno riuscito perché scritto in un mese e mezzo, ma perché magari non eravamo ispirati. Ma questo tipo di responsabilità nella vita (purtroppo) non l'ho mai sentita.

Com'è andato il lavoro con gli attori?
Leonardo Pieraccioni: secondo me la cosa importante del lavoro del regista è vedere sempre dal punto di vista degli attori. Io so che per Ceccherini la prima ripresa è di prova, la seconda è quella perfetta e la terza cerca di meccanizzarla per fare più ridere della seconda e la cosa non va bene. Ma io ho scoperto questo meccanismo sulla mia pelle, e per questo mi sono trovato così bene anche con Panariello. Io non capisco quei registi che fanno ripetere le cose agli attori trenta, quaranta volte. Se un attore non ce la fa alla prima, non è in grado di farla. O sei tu che non ti fai capire, o è l'attore che è grullo. Ma in genere gli attori sono molto intelligenti. Gli attori devono stare tranquilli, già devono pensare a prendere luce e movimento, è importantissimo metterli a loro agio. Poi ho scoperto l'importanza della sceneggiatura. Naturalmente a tutto questo lavoro segue l'uscita del film che è sempre un mistero. Quando era uscito Il mio West, tutti sentivamo che già 12 oscar fossero imballati e pronti per essere mandati e che non ce li levasse nessuno. Invece proprio il pubblico ha detto "Embè?"... quando i bambini fanno embè? Come con Veronesi: dopo aver visto Streghe verso nord gli ho detto "Embè?" e poi ha fatto un film più bello dell'altro. È un fatto di talento e di momento.

E Guccini?
Leonardo Pieraccioni: Guccini non ha il telefonino, risponde solo dopo l'una... è un mito vero! Mi ha portato a mangiare a Porretta Terme, ha fumato nel locale, ha detto: "Ma no tanto questi li conosco tutti!". Io vorrei vivere un po' come lui e forse un po' ci vivo... quando gli ho proposto la parte mi aveva detto di non poterlo fare perché non aveva la giacca! Poi mi ha chiesto dove lo giravo, e sapevo che se la location fosse stata a più di 60 km da casa sua non sarebbe venuto. Fortunatamente Pistoia andava bene, "bella città!" mi ha detto. E poi c'è questa frase di Guccini che amo molto e si adatterebbe a ogni mio film: "Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno".

King Kong uscirà nello stesso periodo, lo sapeva? La cosa non la preoccupa?
Leonardo Pieraccioni: Ma hanno avvertito gli americani che escono nello stesso periodo piuttosto? No, non sono minimamente preoccupato, anzi mi auguro che King Kong faccia ridere involontariamente, così poi magari si va a vedere qualcosa progettato per fare ridere sul serio.



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