01 Settembre 2008 - Conferenza stampa
"Süt"
Intervista al regista e al cast.
di Andrea Giordano

Alla conferenza stampa di Süt (Milk), pellicola in concorso, erano presenti il regista Semih Kaplanoglu, e gli attori, Melih Selcuk e Basak Köklükaya.

Qual è la relazione tra il suo film precedente e questo?
Semih Kaplanoglu: Questo è un nuovo capitolo, che corrisponde a una nuova maturità del personaggio, prima che arrivi la terza e ultima parte della Trilogia che girerò l'anno prossimo, dove Yusuf sarà bambino, in una sorta di gioco a ritroso. Non ho pensato a questo progetto come se fosse una serie, ma anzi fin dall'inizio volevo che ogni singolo film fosse diverso e che avesse contenuti chiari.

Nel film appare la figura del serpente, che significato ha?
Semih Kaplanoglu: Non ci sono significati particolari. Volevo mostrare una dimensione metafisica nell'ambito della realtà. Ovviamente se pensiamo alla figura del serpente ci vengono in mente molti significati, culturali, simbolici. Ma per rispondere alla domanda, ribadisco che non ho usato il serpente in chiave simbolica, assolutamente.

Ci sono momenti di sospensione nel film, è una metafora per rappresentare la Turchia di oggi così in bilico?
Semih Kaplanoglu: Potrebbe essere così, c'è questa attesa forse. Ho voluto creare questa situazione per parlare dei contrasti, dei timori per il futuro, e che nonostante tutto bisogna andare avanti e progredire, crescere. Il film racconta di questo giovane, certo, in un momento di sospensione della sua vita.

Come ha lavorato sul suo personaggio?
Melih Selcuk: Devo dire che è un personaggio che non mi è estraneo, ma che invece mi assomiglia molto. Ogni persona in Turchia oggi, in passato è stato una sorta di Yusuf, per il fatto di essersi trovarsi a metà tra due strade, da una parte il sistema che vuole indirizzarti in un senso, dall'altra tu che vuoi cercarne un altro.

Come si è trovato a lavorare con Semih?
Melih Selcuk: In Turchia abbiamo un detto "Prendi una pietra, spremila e ne farai un attore". Semih ha fatto così, con lui ho imparato moltissimo, come se mi trovassi a scuola. Si è creato quasi un legame, tanto che ho capito immediatamente cosa volesse da me.

Il film parla anche del rapporto madre - figlio, un tema importante per lei?
Semih Kaplanoglu: Nel nostro Paese il concetto di mamma è qualcosa di profondamente serio, è la patria, è una relazione importante, è una chiave di lettura che ci fa capire la nostra appartenenza.

L'ultimo film turco in concorso a Venezia risale al 1991 con Gizly yuz di Omer Kavur, pensa quindi che ci sia una nuova rinascita del Vostro cinema?
Semih Kaplanoglu: Possiamo parlare di una nuova generazione certamente, anzi di una nuova ondata turca. Autori, registi come me, che a metà degli anni '90, dopo un periodo un po' buio, hanno cominciato a dare nuova voce. Abbiamo ravvivato la cinematografia iniziando una bellissima avventura.

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