17 Marzo 2008 - Conferenza stampa
"Colpo d'occhio"
Intervista al regista e al cast.
di Francesco Lomuscio

Affiancato dal cast, Sergio Rubini ha incontrato a Roma la stampa in occasione dell'uscita nei cinema della sua ultima fatica: il dramma thriller "Colpo d'occhio", nel quale recita accanto a Riccardo Scamarcio e Vittoria Puccini.

Questo film lascia tranquillamente intuire suggestioni provenienti da sceneggiati italiani degli Anni Settanta come "Ritratto di donna velata" o "Il segno del comando"; come vi siete trovati a recitare in un contesto del genere?
Vittoria Puccini: Quando Sergio mi ha parlato la prima volta del personaggio di Gloria me lo presentò come quello di una donna che intuisce fortemente la verità, ma che fa fatica ad essere creduta; diciamo che i tre protagonisti presentano un'ambiguità che si svela soltanto nel finale.
Riccardo Scamarcio: Per me la vera sfida è stata rappresentata dal fatto che Sergio mi ha dato la possibilità di prestare una certa attenzione alle battute: un percorso decisamente interessante, perché venivo da film basati principalmente sull'improvvisazione.

Che rapporto hai con l'arte?
Riccardo Scamarcio: Beh, come ho detto già altre volte mia madre è una pittrice, quindi mi capita di andare a volte a vedere mostre sulla pittura, ma il mio rapporto con l'arte rimane occasionale, da profano.

E con Sergio Rubini, invece, il rapporto come è stato?
Riccardo Scamarcio: Io in genere sono abbastanza restìo ad affidarmi totalmente al regista, ma devo dire che Sergio, invece, ci è riuscito, mi ha fregato.

Nel film ha avuto più importanza il tema faustiano del potere esercitato sull'artista o la descrizione del mondo dell'arte?
Sergio Rubini: Come saprete, io e Riccardo siamo corregionali, lo conosco da un po' e, anni fa, gli feci dei provini per i miei lavori girati in Puglia, però non avevo mai il ruolo giusto per lui, per l'ambiguità che porta nel volto. Poi l'ho invitato a casa mia e, mentre lo aspettavo, pensai: cosa succederebbe se questo ragazzo, che mi vede come un punto di riferimento, non sapesse che qui ad aspettarlo c'è un uomo intento ad ucciderlo perché invidioso del suo successo e della sua bellezza? E cosa succederebbe, invece, se questo ragazzo venisse qui pronto a portarmi via tutto, valori affettivi compresi? Da questo duplice interrogativo è nato "Colpo d'occhio", al cui centro c'è il successo; inizialmente doveva riguardare un musicista, poi trasformato in pittore, perché, come già detto, la mamma di Riccardo è pittrice, e, infine, in scultore, dopo averne discusso con gli sceneggiatori. Ma non volevo assolutamente esporre un parere sull'arte contemporanea.

Come è nata la collaborazione con Gianni Dessì?
Sergio Rubini: Gianni lo conoscevo come artista, ma il caso ha voluto che fosse amico di Angelo Pasquini, co-sceneggiatore di "Colpo d'occhio" insieme a me e Carla Cavalluzzi. Allora è stato scelto per curare tutte le mostre presenti nel film, quindi, siamo diventati amici in corso d'opera.

Esistono nella realtà personaggi come il critico e l'artista qui raccontati?
Riccardo Scamarcio: Non so se esistono, ma credo che le dinamiche che intercorrono tra loro siano plausibili.

Inoltre, "Colpo d'occhio" segna l'esordio su grande schermo per Paola Barale…
Paola Barale: Che devo dire… Ringrazio Sergio per avermi dato la possibilità di esordire al cinema con un cast e un regista di questo livello.
Sergio Rubini: Io ho scelto Paola anche perché mi dava l'idea di una certa Catwoman, di ambiguità; ed è proprio l'ambiguità ad essere al centro del film.

La locandina ricorda quella di "Arancia meccanica", ma ciò che più c'interessa è sapere se ci sono film sullo stesso tema da cui hai preso ispirazione.
Sergio Rubini: Sì, è vero, anche io avevo notato una somiglianza con la locandina di "Arancia meccanica", tra l'altro, posso dirvi che la traduzione inglese di "Colpo d'occhio" è "Eyes wide shut". Per quanto riguarda i riferimenti, se dicessi di averne dimostrerei una discreta cultura cinematografica, ma non è così, non sono un cinefilo, faccio solo un grande lavoro di sceneggiatura e mi capita più spesso di parlare di libri.

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