29 Settembre 2009 - Conferenza stampa
"Bastardi senza gloria"
Intervista al regista e al protagonista.
di Francesco Lomuscio

Affiancato dal produttore Lawrence Bender e da Eli Roth, regista dei due "Hostel", nonché protagonista del suo "Bastardi senza gloria", l'enfant terrible di Hollywood Quentin Tarantino è approdato a Roma per presentare il film alla stampa.


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Come mai solo ora ha deciso di cimentarsi su un film di natura pseudo-storica?
Quentin Tarantino: La prima ragione è la sperimentazione, la mia opportunità di mettermi in gioco in un contesto di sottogenere italiano, il "maccheroni combat", come direbbero i giapponesi. Poi, man mano che si scrive e si descrivono i protagonisti e ciò che fanno, emergono cose più profonde, come la mia idea sulla guerra.

Ambientare l'attentato in una sala cinematografica può significare che il cinema abbia ancora la forza di cambiare il destino del mondo?
Quentin Tarantino: E' una delle cose che mi è molto piaciuta della storia. Mi piaceva l'idea di avere il potere del cinema che potesse far crollare il Terzo Reich. E' un metafora molto succosa che non è affatto una metafora, perché, alla fine, è pratica, è ciò che succede.

Quale è il suo rapporto con la critica cinematografica?
Quentin Tarantino: Ci sono un bel po' di critici che conosco e che sono miei amici, uno in particolare è uno dei miei migliori amici. Io amo i critici cinematografici, chiaramente ce ne sono alcuni che non amo affatto, ma mi piace la loro professione. Se non fossi diventato regista, sarei stato sicuramente un critico, perché anche io scrivo critiche di film che non vengono pubblicate e che un giorno, forse, raccoglierò in un libro. Quando andrò in pensione vorrò scrivere di cinema; poi, trovo triste che alcuni buoni critici stiano perdendo la carta stampata per trasferirsi su internet, perché a me piace leggere le riviste.

Come mai in questo film ha deciso di omaggiare Hugo Stiglitz, attore che ha fatto tanto cinema di genere messicano?
Quentin Tarantino: Non è stato tanto perché sono un fan di Stiglitz, anche se mi piace il suo film "Tintorera" di René Cardona jr, ma perché il suo nome mi piace molto e, seppur messicano, sembra un ottimo nome tedesco (ride).

Lawrence Bender può fornirci un suo punto di vista sul lavoro di Quentin Tarantino?
Lawrence Bender: Sicuramente si tratta di una collaborazione positiva, lavoriamo insieme da molto e portiamo avanti un ottimo rapporto. Probabilmente, se non avessimo lavorato insieme da così tanti anni, non saremmo mai riusciti a ricavare questo film come lo abbiamo ottenuto. C'è un'enorme fiducia tra noi, so che possiamo sempre collaborare al meglio e che lui sa sempre quello che vuole.

Dove ha imparato Eli Roth l'italiano che sfoggia nel film?
Eli Roth: Posso dire di aver studiato in un'accademia veramente esclusiva: la scuola di Bombolo. Viva Bombolo (ride)!

Con che intenzioni e preoccupazioni avete rovesciato la visione comune dell'ebreo-vittima facendogli imbracciare il fucile per sparare?
Quentin Tarantino: Volevo fare un lungometraggio con un gruppo di uomini in missione, proprio come "Quel maledetto treno blindato", "Quella sporca dozzina" o qualsiasi film di Umberto Lenzi. Una volta stabilito che il genere che volevo fare era quello, ho pensato di mettervi un gruppo di soldati ebrei americani, i quali portano avanti una missione di resistenza apache contro i nazisti. Le storie sugli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale le abbiamo sentite all'infinito, io volevo vedere l'altro lato della faccenda.

Terminata la conferenza stampa, abbiamo anche avuto modo di scambiare due parole faccia a faccia con Eli Roth.

Eli, ti piace di più dirigere o essere diretto?
Eli Roth: Dirigere, senza dubbio alcuno. Per esempio, nelle scene di "Hostel", man mano che aumentavo i pezzi di corpi tagliuzzati, aumentava anche la mia soddisfazione, perché era come mettere insieme un puzzle, concretizzando l'idea che avevo in testa e che volevo comunicare al pubblico. Sostanzialmente, la differenza tra le due attività è nelle emozioni: dopo una giornata di regia si è soddisfatti di aver fatto ciò che si aveva nella propria mente come prodotto e si è pronti ad andare a festeggiare con gli amici; come attore, invece, ci vuole un diverso tipo di energie, perché deve venire fuori l'elemento volto a rendere vero il personaggio, quindi, per un ruolo drammatico, ti trovi a dover ricordare qualcosa di triste della tua vita, e a fine giornata non hai più voglia di festeggiare.

In conferenza stampa hai detto che hai imparato l'italiano da Bombolo; conosci altri attori che hanno fatto parte del nostro cinema di genere?
Eli Roth: Certo, molti, da Luc Merenda a Giovanni Lombardo Radice, che ho visto in film come "Apocalypse domani", "Deliria" e nei lavori di Lucio Fulci, un attore superbo, incredibile. Poi Ray Lovelock, Vittorio Caprioli, Al Cliver, anche lui protagonista dei film di Fulci, Alvaro Vitali, Lino Banfi, Lando Buzzanca, Giuliano Gemma, Franco Nero e Tomas Milian, fantastico nei film di Lenzi; ma anche Ivan Rassimov, che ho visto in "Mangiati vivi" e "Ultimo mondo cannibale", e Marc Porel, che ho amato in "Sette note in nero", "Non si sevizia un paperino" e "Uomini si nasce poliziotti si muore". Film come "Le cinque giornate" "Profondo rosso" e "Suspiria" di Dario Argento sono incredibili, come pure è un capolavoro "Beatrice Cenci", sempre di Fulci. Senza dimenticare le donne, da Edwige Fenech Barbara Bouchet e Lory Del Santo, oltre a Gloria Guida, di cui ho il poster di "Avere vent'anni" di Fernando di Leo, nel quale è insieme a Lilli Carati. Pensate che la mia ultima ragazza era una bionda surfista californiana che, a un certo punto, si è trovata nella mia camera da letto, dove ho tutti i poster dei film, assumendo una posa praticamente identica a quella del manifesto di Gloria Guida, quindi ho capito aveva punti in comune con lei (ride). E mi piace anche Claudia Cardinale, che ho apprezzato in "Morte sospetta di una minorenne" di Sergio Martino. Quentin amava Martino ma non la Cardinale, poi ha cambiato idea dopo aver visto questo film.

Come hai fatto a vedere questi film, che neanche molti italiani hanno mai visto?
Eli Roth: Io compro tutti i dvd della RaroVideo e della Federal Video, poi c'è anche un'altra etichetta che non ricordo…

E' forse la No Shame?
Eli Roth: Sì, giusto, è quella, i film della No Shame sono fantastici. Inizialmente, mi sono appassionato all'horror americano, con titoli come "Non aprite quella porta" e "Zombi", poi, però, sono arrivati i film di Argento e Fulci che sono tutto un altro pianeta. In realtà, la stessa operazione fatta con l'horror è quella che già era stata attuata con il western all'italiana, più vivace e sanguinolento del noioso western americano. Nell'horror italiano non c'è un inizio, un centro e una fine, si è soltanto dentro l'incubo del regista e dello sceneggiatore. Per esempio, "Alien" e "L'esorcista" sono realistici, mentre in Fulci e Argento tutto viene stravolto e la trattazione di questo genere mi è talmente piaciuta che ho anche capito il perché del doppiaggio, la cui tradizione in America non c'è.

Sei consapevole del fatto che tu e Quentin Tarantino state un po' rieducando noi italiani al cinema di genere?
Eli Roth: E' uno sforzo molto consapevole che stiamo compiendo sia io che Quentin, perché ci sono realtà artistiche importanti che devono essere riconosciute, sperando che il pubblico poi venga stimolato. Per esempio, avrò visto trenta volte "W la foca", ma mai "Satyricon".

Però conosci anche il cinema italiano più classico?
Eli Roth: Certo, conosco tutta la tradizione cinematografica italiana, da "Ladri di biciclette" a "L'avventura", ma non ne parlo perché già se ne parla abbondantemente da oltre vent'anni. Poi conosco anche Totò e credo che "Toby Dammit" di Fellini, incluso in "Tre passi nel delirio", sia uno dei migliori cortometraggi horror in assoluto. Inoltre, amo Vittorio De Sica e "Salò o le 120 giornate di Sodoma" di Pasolini.

Siamo bene o male tutti d'accordo sul fatto che Quentin Tarantino, oltre che un regista, sia un vero e proprio pensiero cinema; ma non credi che l'inizio di tutto sia dovuto a "Intruder" di Scott Spiegel, che fu il primo film prodotto da Lawrence Bender?
Eli Roth: Certo, Scott Spiegel è la maglia segreta che ci tiene tutti insieme, perché diresse "Intruder", interpretato da Sam Raimi, con il quale aveva lavorato per "La casa 2", poi presentò Quentin a Lawrence. Pensate che Quentin dormì sul divano di Scott quando fecero "Le iene". Ed è stato sempre Scott a farci conoscere. Scott vive in un piccolo appartamento dove, dal pavimento a soffitto ci sono dvd perfettamente tenuti puliti, poi maschere mostruose giocattoli, oltre a una quantità innumerevole di dolciumi. Ancora oggi c'incontriamo nel suo appartamento per guardare film e mangiare dolci insieme (ride).

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