P.S. I Love You
Il superamento del lutto di un matrimonio di 9 anni in 4 stagioni.
Come altrettanti capitoli di un complesso e completo ciclo biologico del dolore, con inizio nell’inverno di una giovane donna a cui il Caso ha portato via il marito. L’omonimo romanzo - pubblicato in oltre 40 paesi - è stato primo nelle vendite in Irlanda, terra dell’autrice Cecilia Ahern (figlia del Primo Ministro, durante la lavorazione del film frequentava il set), che ha scritto questa sua opera prima a 21 anni. E proprio l’età aiuta a spiegare il tono adolescenziale dell’identico finale di tutte le missive - il quale dà il titolo alla pellicola - e le promesse di eternità per l’amicizia e l’amore. Le produttrici Wendy Finerman, Molly Smith e il regista e co-sceneggiatore Richard LaGravenese erano stati toccati da lutti personali - anche con elementi di forte analogia - quando si sono imbattuti nel progetto (i titoli di coda cominciano con una dedica ad una persona scomparsa), e ciò ha contribuito sia alla realizzazione che ad un legame ulteriore con l’opera.

Spostata l’ambientazione a New York, mantenendo comunque una parte irlandese, "P.S. I love you" è tutto concentrato sulla protagonista (una sempre brava Hilary Swank). Lei e sua madre sono accomunate dalla perdita del coniuge, schiacciate da una visione totalizzante dell’amore, senza il quale nulla ha senso e non c’è possibilità di realizzazione personale. Meno male che la rottura generazionale, facilitata dalle persone che le si stringono intorno, permette alla ragazza di ritrovare la propria strada nella creatività. LaGravenese (candidato all’Oscar per la sceneggiatura originale de la leggenda del re pescatore) prova a bilanciare lacrime e battute e sdrammatizza quando il clima si fa pesante, tuttavia non evita le modalità care ad Hollywood in tema di amore-morte: il defunto che fa capolino durante tutto il racconto (sotto forma di ricordo o fantasma nel presente, segreteria telefonica, messaggio registrato, lettere, parenti e amici che ne parlano), è un ricatto sentimentale.

La frase: "Se uno di noi è solo, è proprio questo che ci unisce tutti".

Federico Raponi

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