Phone
"Il telefono, la tua voce" reclamava un vecchio slogan pubblicitario degli anni ottanta. Qui però questo mezzo di comunicazione sembra contenere la voce di non si sa chi. D'altra parte questo espediente è stato usato in centinaia di film horror: da film di serie B italiani ("Non si sevizia un paperino" di Lucio Fulci) fino ad arrivare ai più recenti "Scream" o "The ring". Si può dire che "il terrore corre sul filo". In "Phone", nuovo film di Ahn Byung-Ki non c'è, però, neanche il filo poiché il telefono è un cellulare. E bisogna dire che non c'è neanche l'horror perché il film spaventa veramente poco.
La storia è quella di una, poco credibile, giornalista (HA Ji-Won) che dopo un reportage sulla pedofilia viene minacciata di morte. È costretta a cambiare il numero del cellulare ma l'unico disponibile è uno strano 011-9998-6644 (paura eh!). Ogni persona che risponde a questo cellulare diventa quasi matta. Ma qual è il mistero?
La prima cosa da dire è che non si sopportano più i film dove il personaggio principale, invece di fuggire da situazioni "spaventose", le cerca quasi con uno spirito masochistico. La giovane giornalista del film va di proposito in posti che terrorizzerebbero anche Terminator. La seconda cosa è che tutti possono fare un film che ti fa balzare sulla sedia usando continuamente effetti sonori "a sorpresa": la protagonista sgrana gli occhi e sul controcampo la musica da una botta che "spaventa" (a parte il fatto che in questo film la ragazza sgrana gli occhi pure quando vede una mosca). La terza cosa è che il film è completamente incasinato, ad un certo punto si fa fatica a capire perché dei personaggi che non si sono mai visti agiscano in modi che non si spiegano. L'unica cosa veramente degna di nota è una ragazzina indemoniata "spaventosamente" brava (si chiama EUN Seo-woo).
E così il film scorre tra visioni confuse e citazioni di Susanna Tamaro (ve lo giuro: è vero) lasciandoci quasi impassibili davanti a ciò che accadrà.
Sono sicuro che c'è un nuovo cinema sudcoreano interessantissimo (se ne avuta dimostrazione anche all'ultimo festival di Venezia), ma "Phone" non rientra in quest'ambito. Dispiace perché con la sensibilità visiva di un certo cinema orientale si sarebbe potuto fare molto meglio e invece il film in questione in certi tratti è quasi irritante (senza contare i momenti in cui è addirittura ridicolo).
Alla fine verrebbe quasi da dire: "Il telefono, la tua croce".

Renato Massaccesi

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