Notturno Bus
Lo squillo minaccioso di un telefono accompagna i titoli di testa, in bianco, che appaiono progressivamente su sfondo nero.
Dedicato a Gillo Pontecorvo, è così che inizia "Notturno bus", tratto dall'omonimo romanzo di Giampiero Rigosi - curatore anche della sceneggiatura, insieme a Fabio Bonifacci - e primo lungometraggio di finzione ad opera di Davide Marengo, nel cui curriculum artistico, oltre a videoclip, spot pubblicitari e cortometraggi, troviamo "Craj", documentario sulla musica popolare pugliese.
E, non a caso, proprio le azzeccate musiche di Mario Rivera e Gabriele Coen, alle quali si aggiungono "Mi persi" e "La Paranza" di Daniele Silvestri, sembrano prepotentemente imporsi tra i protagonisti della vicenda, accanto all'autista d'autobus Franz (Valerio Mastandrea), giocatore di poker continuamente braccato dal corpulento Titti (lo stesso Rivera), nei confronti di cui ha non pochi debiti, e la bella falsaria Leila (Giovanna Mezzogiorno), che entra improvvisamente nella sua vita, coinvolgendolo in una lotta spietata per un microchip che potrebbe rovinare un personaggio molto potente.
Perché, mentre facciamo conoscenza con il duro malinconico Matera (Ennio Fantastichino), agente dei servizi segreti accorso in aiuto dei due, inseguiti dal violento Garofano (Francesco Pannofino) e dal gelido Diolaiti (Roberto Citran), ci rendiamo subito conto del fatto che, nonostante l'evidente lato ironico, conferito in particolar modo dalle divertenti battute snocciolate dal sempre ottimo Mastandrea, la tipologia di spettacolo che scorre davanti ai nostri occhi si presenta con le fattezze di mix volto a coinvolgere diversi generi, dal racconto d'azione alla commedia romantica; riassumibile, comunque, all'interno di un unico sostantivo: noir.
Tra ombre sui volti ed affascinanti dominanti bluastre nelle sequenze notturne, è infatti la fotografia spesso contrastata ad opera di Arnaldo Catinari ("Il caimano") a rientrare tra i maggiori pregi del film di Marengo, il quale mostra una certa padronanza della macchina da presa, supportato da un cast di volti ben assortiti che comprende anche Anna Romantowska ("La piccola apocalisse"), Ivan Franek ("Provincia meccanica"), Iaia Forte ("I buchi neri") e Antonio Catania ("La cura del gorilla").
Peccato soltanto che, nonostante siano accennati momenti di cruda violenza e non manchi neppure un inseguimento a bordo dell'autobus, l'insieme finisca semplicemente per apparire senza infamia e senza lode, probabilmente penalizzato da uno script cui non avrebbe certo leso un maggior numero di situazioni veramente coinvolgenti.
In ogni caso, ci troviamo dinanzi ad un apprezzabile biglietto da visita di celluloide, soprattutto se consideriamo lo stantìo panorama cinematografico tricolore, facilmente riluttante nei confronti del genere ed ormai diviso tra commedie proto-cabaret e veri e propri trattati politico-intellettualoidi.

La frase:
- "E' triste fumare da soli, me ne offri una?"
- "Ce ne ho due"
- "Grazie!"

Francesco Lomuscio

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