Natale a Beverly Hills
Luigi e Aurelio De Laurentiis sembrano aver gradito le trasferte di "Natale a Miami" (2005) e "Natale a New York" (2006), tanto che, dopo le parentesi rappresentate da "Natale in crociera" (2007) e "Natale a Rio" (2008), tornano in suolo nordamericano, sempre con l’ormai fido Neri Parenti al timone di regia.
E’ infatti a Los Angeles che Rocco (Gianmarco Tognazzi) finisce per innamorarsi di Serena (Michelle Hunziker), futura sposa del suo vecchio compagno di liceo Marcello (Alessandro Gassman), che non vedeva da anni, tanto da escogitarne di tutti i colori per spingerla a non pronunciare il fatidico sì. Ed è sempre a Los Angeles che Carlo (Christian De Sica), inaspettatamente lasciato dall’anziana donna con cui viveva da tempo, rivede dopo diciassette anni Cristina (Sabrina Ferilli), abbandonata quando era incinta di sette mesi del figlio Lele (Emanuele Propizio), il quale, invaghitosi della bellissima Susanna (Michela Quattrociocche), ha ora il padre putativo Aliprando (Massimo Ghini).
Ma, sarebbe sufficiente citare il cognome di quest’ultimo – che non lascia affatto spazio all’immaginazione e ai doppi sensi – per far capire quale sia il tenore della pellicola, il cui script, a firma dello stesso Parenti insieme ai consueti Alessandro Bencivenni e Domenico Saverni e ai nuovi arrivati Alessandro Pondi e Paolo Logli (che sostituiscono Fausto Brizzi e Marco Martani), si costruisce in maniera esclusiva su allusioni sessuali e volgarità assortite.
Quindi, se avevamo tirato un sospiro di sollievo con gli ultimi apprezzabili esempi di cinepanettone, sempre meno propensi alla parolaccia facile e maggiormente adatti al pubblico delle famiglie tricolori sotto l’albero, non fatichiamo ad avvertire che la Filmauro abbia deciso di recuperare tutto insieme il tempo perduto.
Escrementi, falsi peti acquatici e tanto pecoreccio verbale tempestano la visione, mentre Gassman e Tognazzi sembrano imitare in maniera eccessivamente caricaturale i compianti genitori Vittorio e Ugo; e perfino De Sica, mattatore della risata di fine dicembre, appare decisamente stanco.
Per uno spettacolo che, ulteriormente penalizzato dalle imbarazzanti prove da parte del resto del cast, non riesce quasi (???) mai a strappare risate, risultando talmente vuoto da rendere ardua addirittura la scelta della frase da porre qui sotto alla recensione.

La frase: "E questi chi sono, Toro arrapato e Porcahontas?".

Francesco Lomuscio

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