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Matrimonio a Parigi











Già nel corso dei titoli di testa, accompagnati da "Can never say goodbye" di Gloria Gaynor, abbiamo Massimo Boldi alle prese con un imprevisto con l’asciugacapelli nelle parti basse, per poi scoprire che è un milanese che, affiancato dalla moglie Paola Minaccioni, vende i prodotti della sua fabbrichetta direttamente al pubblico sulla sua TeleLecco Sat (!!!) ed evade quotidianamente il fisco.
Senza immaginare, però, che il figlio Emanuele Bosi studi presso l’Institut de Art et design de Paris insieme a Guglielmo Scilla, il cui padre è il finanziere napoletano Biagio Izzo che, proprio dall’ignaro Boldi, si vede confidati i "segreti di evasore" durante il viaggio in treno verso la capitale francese.
Quindi, su sceneggiatura a firma dell’ex Cipollino insieme a Gianluca Bomprezzi ed Edoardo Falcone, rispettivamente provenienti dagli script del salemmiano "Baciato dalla fortuna" (2011) e dell’ottimo "Nessuno mi può giudicare" (2011), quella che prende progressivamente forma è un’operazione che, al di là dell’assenza dell’ambientazione natalizia, riprende bene o male tutti gli elementi del cinepanettone, dai paesaggi della località estera alle famiglie di comici in vacanza.
Famiglie di comici comprendenti anche Anna Maria Barbera – qui moglie di Izzo – presa a sfoderare tutto il suo consueto repertorio di storpiature verbali, il tassista romano Enzo Salvi, la cui moglie e collega Loredana De Nardis non riesce ad avere figli, e il socio toscano di Boldi, con le fattezze di un Massimo Ceccherini fornito di grottesca capigliatura alla Doc di "Ritorno al futuro" (1985).
Il migliore della combriccola, quest’ultimo, insieme alla già citata Minaccioni, all’interno di circa 94 minuti di visione che, destinati a tirare in ballo anche la figlia del finanziere Diana Del Bufalo e un Rocco Siffredi più convincente del previsto nei panni di uno stilista francese, si alternano tra consueti oggetti conficcati là dove non batte il sole, grotteschi errori di pronuncia (Izzo che dice "zizza" al posto di "pizza") ed immancabili equivoci.
Ma, complici anche risapute e non più divertenti battute degne della vecchia commedia italiana e una Senna che, in maniera evidente, altro non presenta che le fattezze del Tevere con una Parigi digitalmente ricostruita sullo sfondo, l’insieme, più che un film con Massimo Boldi, sembra quasi assumere i connotati di una sua parodia alla "Natale al cesso" di Maccio Capatonda.
E, paradossalmente, intrattiene a dovere proprio per questo, non solo rivelandosi una prova boldiana decisamente superiore rispetto alla precedente firmata da Claudio Risi (l’inguardabile "Matrimonio alle Bahamas", del 2007), ma lasciandoci addirittura pensare che, un giorno, potrebbe trasformarsi in un cult del trash.

La frase:
"Certo è il colmo, eh? Un napoletano finanziere, ma in che mondo si vive?".

a cura di Francesco Lomuscio

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