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Maraviglioso Boccaccio











Il film si ispira a cinque novelle del Decamerone di Boccaccio. Lo sfondo è quello della Firenze trecentesca colpita dalla peste, che spinge dieci giovani a rifugiarsi in compagna e a impiegare il tempo raccontandosi delle brevi storie. Drammatiche o argute, eretiche o grottesche, tutte le novelle hanno in realtà un unico, grande protagonista: l’amore, nelle sue innumerevoli sfumature.
Sarà proprio l’amore a diventare per tutti il migliore antidoto contro le sofferenze e le incertezze di un’epoca.
Il film mostra un cast d’eccezione che raccoglie alcuni dei migliori attori italiani contemporanei.
Diretto dai fratelli Taviani, freschi del successo del loro “Cesare deve morire” premiato con l’orso d’oro al Festival di Berlino, “Meraviglioso Boccaccio” vuol essere un’opera corale, un manifesto di rilancio culturale dell’intero Paese. Questo è abbastanza evidente sin dalle schermate che anticipano la pellicola e che mostrano come in tanti (la regione Lazio, quella Toscana, il ministero delle belle arti) abbiano voluto finanziare il progetto.
Girato in alcuni dei più bei luoghi del nostro Paese (il castello di Spedeletto, Torre Tarugi, il castello di Potentino, il castello Odescalchi, il castello Montecalvello e l’abbazia di Sant’Andrea, tra gli altri), purtroppo il film risulta piuttosto deludente e invece di innalzarsi sul lavoro del Boccaccio lo affossa con una sceneggiatura a tratti sciagurata e una durata eccessiva.
La regia scivola via tra l’ordinario e dei tecnicissimi francamente inutili e incomprensibili (i bambini che gettano le mele sono completamente slegati dal resto del film).
Purtroppo il grosso difetto del film è rappresentato da una sceneggiatura troppo piatta e noiosa e una regia pretenziosa che non si mette al servizio della storia ma anzi pretende il contrario.
Per quanto riguarda gli attori il gruppo di giovani che scappano da Firenze regala dei primi minuti di pellicola terrificanti, con una recitazione pesantissima e marcatissima, più teatrale che cinematografica. Col proseguo del film la situazione migliore ma gli unici a strappare dei sorrisi e degli applausi sono: Kasia Smutniak sempre meravigliosa, il solito Kim Rossi Stuart spassosissimo e in grande spolvero e la sorpresa Lello Arena.
Le novelle migliori sono quelle che vedono al centro proprio questi attori mentre quella peggiore è quella che vede al centro Paola Cortellesi e Carolina Crescentini. Ad un certo momento della narrazione la novella assume inspiegabilmente i toni del “volemose bene” diventando uno spaccato dei vecchi film di Natale di De Sica più che la rivisitazione di un’opera fondante della nostra letteratura.
Purtroppo il senso di sciatteria e superficialità è evidente e non da scampo, i personaggi non sembrano convinti di ciò che dicono e fanno, così che ogni momento tra il racconto di una novella e l’altro pesa terribilmente sulle spalle dello spettatore ben conscio dell’artificio.
E’ davvero un peccato considerando il materiale umano a disposizione, quello letterario di partenza e i finanziamenti a disposizione ma purtroppo il film trova una degna realizzazione solo negli episodi di Rossi Stuart e della Smutniak.
In conclusione, ricapitolando, il film è consigliato a chiunque abbia la passione per Boccaccio e il suo Decamerone, a chiunque voglia dare fiducia a un progetto comunque ambizioso e a chi voglia assistere all’ennesima ottima prova di due grandi attori più la sorpresa davvero intensa di un Lello Arena comodo nei panni del suo personaggio come non succedeva da diverso tempo.

La frase:
"Quando Bacco trionfa il pensier fugge".

a cura di Jacopo Landi

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