L'udienza è aperta
"L'Udienza è aperta" di Vincenzo Marra è un documentario forte e coraggioso, sullo stato della giustizia in Italia.
Un documentario che finalmente documenta e non espone una tesi. Dà la parole a tre personaggi molto diversi per ruolo, ideologia, schieramento politico. Si mette la camera in spalle e segue i suoi protagonisti, senza l'uso di immagini patinate, né facili accostamenti, lasciando allo spettatore il compito di andargli dietro e con lui formarsi un opinione il più possibile aperta...
Non un film sulla giustizia, né su un processo ma su chi vive ogni giorno nei tribunali, vi lavora. Attraverso il pedinamento di un giudice, il suo giudice a latere e il più famoso avvocato penalista di Napoli, tutti impegnati nello stesso processo di appello per omicidio di uno dei tanti clan camorristici, Marra racconta una realtà spaventosa e angosciante, quella delle corti di giustizia italiane.
Lascia che i suoi tre protagonisti possano esprimere liberamente se stessi, ne raccoglie i racconti e le riflessioni. Li segue nei loro spostamenti, anche privati ma mai intimi. Tutto viene ripreso senza insistenza o prevaricazione. La bravura di Marra è quella di essere riuscito ad annullare se stesso, così che i suoi "attori", dimenticando di essere davanti ad una macchina da presa, siano veramente naturali. E' stato solo grazia a questa splendida disponibilità e sincerità, da parte di tutti, che il film è riuscito a raggiungere e mostrare il cuore e le viscere del problema.
Non è facile sentire un avvocato, uno dei più importanti penalisti italiani, dire ad un suo collaboratore, senza reticenze, che farà iniziare il procedimento per chiedere immediatamente di farlo rimandare, così i tempi si allungano e processi che dovrebbero durare pochi mesi, durano anni. O come gli ricorda un collega è meglio tirare in lungo le cose, perché prima o poi le leggi potrebbero cambiare.
Come agghiacciante è il suo discorso, lucidissimo, sulla voglia dei ragazzi di diventare camorristi...
Martucci è un avvocato fin nel midollo, il suo linguaggio è ampolloso e magniloquente, è un ritratto perfetto della figura del difensore. Non importa se davanti ha assassini, camorristi o truffatori il suo compito è quello di non mandarli in prigione e utilizzare la legge a suo vantaggio.
Non sono, però, personalità di minor rilievo il giudice Vignola e il suo giudice a latere. C'è più amarezza e disillusione nelle loro parole, ma non meno combattività.
I dialoghi sono spesso divertenti, tanto da strappare la risate, ma sono sempre risate amare che nascondono realtà durissime. Per questo alla fine della proiezione si rimane con un profondo senso di angoscia.

La frase: "Io sono favorevole alla pena di morte. In tempi come questi, in cui non si dà valore alla vita umana, si discuta tanto su casi così particolari".

Elisa Giulidori

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