Live! - Ascolti record al primo colpo
"La sapevate quella di quell'uomo che si uccise lanciandosi contro una motosega circolare? Lo sapevate che la TV era sul posto e riprese l'avvenimento? Il filmato fu mandato in onda a spezzoni" disse Luttazzi. Impossibile non pensare a questa battuta parlando di "Live!". Si parla infatti di televisione e di reality. Sei concorrenti alla roulette russa: uno è destinato a morire, gli altri cinque saranno ricoperti di soldi. Questo il concept di "Live!", immaginario show che dà il titolo al film del due volte premio Oscar (per due cortometraggi-documentari: "You don’t have to Die" del 1989 e "Twin Towers" del 2003) Bill Guttentag.
Siamo dalle parti della pellicola di denuncia: fin dove arriva il cinismo dei produttori del piccolo schermo per raccogliere audience e introiti pubblicitari e, soprattutto, quanto può diventare morboso il pubblico? Non c’è nulla di più reale della morte, o meglio, di più sensazionale. "Live!" nasce con questo obiettivo: scandalizzare, far riflettere. Per dare realismo al tutto, Guttentag decide per l’approccio documentaristico: camera a mano, occhio di un regista-cameramen vedibile (un documentarista che riprende tutte le fasi di pre-produzione del programma). Film nel film, alla "Cloverfield" per intenderci. Peccato però che la morale sia oltremodo sfacciata, stereotipata quasi quanto la televisione trash che si propone di criticare. E l’ironia cui sembra ogni tanto far ricorso (come nei video di presentazione dei concorrenti, artefatti più di quanto il piccolo schermo riuscirebbe mai a fare) si scontrano con la scelta, già citata, di un linguaggio pseudo realistico. Sulla stessa falsariga si inserisce il finale esageratamente didascalico che ricorda il potere del successo sull’etica. Anche le metafore simboliche (come la mela tentatrice di Adamo ed Eva, addentata come la fama), non sembrano particolarmente ispirate, così come risulta incomprensibile il più volte inquadrato poster di "La dolce vita" (anche se piace tanto al regista, non si capisce che relazione abbia con il film, o con i personaggi, finendo col risultare in tutti i sensi fuori posto). A livello di sceneggiatura non si capisce poi un passaggio fondamentale dello show: se il primo concorrente avesse la sfortuna di trovare il proiettile alla rouelette russa, tutto finirebbe in due minuti? E la pubblicità?
"Live!" risulta così una pellicola piena di limiti, ma non per questo noiosa, o priva di uno spunto, almeno in partenza, degno di discussione. La suspanse della più celebre scena di "Il cacciatore" è lontana anni luce.

La frase: "Pensateci, dal Colosseo romano, dove c’erano solo posti in piedi alle folle a Parigi che venivano a vedere la ghigliottina, gli uomini sono sempre stati affascinati dalla morte e, cosa più importante, dal fatto di assistere alla morte".

Andrea D’Addio

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