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Il ministro - L'esercizio dello Stato











Le fauci del comando inghiottono l'umano. Nel sogno iniziale de "Il Ministro – l'esercizio dello Stato" dove, in una delle barocche sale dei palazzi governativi francesi una donna nuda entra nella bocca spalancata di un coccodrillo, al di là delle chiavi interpretative sulla figura femminile il dato principale è l'assoluta predominanza maschile - connessa alla libido - nella gestione del potere.

Secondo capitolo (prodotto dai fratelli Dardenne) di una trilogia, scritto e diretto da Pierre Schoeller, l'approfondito e ficcante film entra claustrofobicamente in una consolidata e importante democrazia europea limitata dai ridotti mezzi finanziari, danneggiata dal conflitto di interessi, paralizzata dall'incapacità di agire, aggrappata ad un unico saldo riferimento impersonato dal presidente e minacciata da un passato rispetto ribaltatosi in diffusa ostilità verso i rappresentanti politici. Il punto di vista è proprio di uno di essi – un vibrante Olivier Gourmet - che, pur tra vita matrioniale penalizzata ("non mi ameresti se mi conoscessi"), solitudine (le amicizie nell'ambiente, anche di lunga data, contano molto relativamente, mentre lui le considera invece un obbligo) e vari stati d'animo, privo di storia e di un'immagine forte, è comunque grintoso e tenace nella sua presa di posizione isolata contro la privatizzazione.

Sotto il requiem di una musica cupa, con la televisione che rimanda scontri di piazza in Grecia ed esplosive vertenze in patria, il clima è di uno "stato permanente di catastrofe latente". Il filo decisionale è al di sopra dei singoli, costretti di conseguenza a continue trasformazioni e aggiustamenti delle rispettive istanze (in sovrimpressione, i comunicati digitali sullo "smartphone" a dare l'idea di pressione costante, velocità, sovrapposizioni), imparano quindi a disamorarsene, consapevoli che tanto, domani, saranno altrove. Cinicamente, l'importante è rimanere il maggior tempo possibile in cabina di regìa e, col fine ultimo di neutralizzare i conflitti, più della comunicazione importa la percezione che si offre. Così, il drammatico evento culmine simboleggia una classe - e un'intera comunità - a bordo di un'automobile impazzita lungo una strada chiusa per lavori in corso.

La frase:
"4mila contatti e neanche un amico".

a cura di Federico Raponi

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