Cous cous
Dopo aver vinto nel 2001 il premio per l'opera prima "Luigi De Laurentiis" al festival di Venezia con "Tutta colpa di Voltaire" e due Cèsar con "La schiavata", il regista Abdellatif Keichiche ci riprova proponendo a Venezia "La Graine et le Mulet". E' una simpatica commedia ben strutturata sulle dinamiche interne ad una famiglia allargata, come tante moderne, ma con una caratteristica in più: essere di origine maghrebina. La storia si svolge a Sète, una cittadina portuale vicino Marsiglia. Qui tutti lavorano al porto o come pescatori o come maestranze addette alla riparazione/smantellamento delle navi. Il guaio è che c'è sempre meno lavoro soprattutto per un sessantenne malandato come il Signor Slimani Beiji (Habib Boufares), padre di famiglia, divorziato, che nonostante tutto tenta di fare il possibile per restare vicino alla sua ex moglie e ai suoi figli, così come alla nuova compagna Latina (Hatika Karaoui) e alla figlia di lei Rym (Hafsia Herzi), che considera come sua. E' un padre amorevole, il cui volto è segnato dal faticoso lavoro a contatto con il mare e il sole, ma nonostante tutto, non si lamenta mai: è un tipo taciturno, di poche parole. In ogni famiglia ci sono problemi e tensioni e Slimani fa il possibile per aiutare come può le persone che ama, il licenziamento però non fa che acuire il senso di inutilità e fallimento che lo deprimono da un pò di tempo. Un giorno mentre sta smantellando una nave vecchia quasi quanto lui... Ecco l'idea! Sì, proprio quella che potrebbe cambiare il corso della vita di tutti. Perché non trasformare la nave in un ristorante? Aiutato da Rym comincia le pratiche amministrative e, come sempre avviene, passa da un ufficio ad un altro scoraggiandolo sempre di più. Sembra che tutti per dargli il permesso debbano essere certi che la banca gli conceda i fondi e la banca da parte sua gli chiede delle garanzie più sostanziose della semplice nave. L'unico modo per aggirare l'ostacolo, secondo Slimani, è riparare la nave da solo e con l'aiuto dei suoi figli e organizzare una bella festa invitando tutti i dirigenti, dimostrando così la bontà della sua idea. E' una scommessa rischiosa, ma piano piano tutta la famiglia si unisce attorno a lui e così gli amici, nel tentativo di dargli una mano, ma, proprio durante la famosa cena sopraggiungono degli imprevisti e i rapporti familiari da una parte si sgretolano, dall'altra si fortificano. Eventi non programmati sembrano cercare in tutti i modi di far saltare in aria il sogno, la sfortuna si aggira funesta, ma... E' una commedia dal sapore dolce in cui il regista mostra una famiglia normale di immigrati, che si riunisce nel tentativo di realizzare il sogno del padre sperando in un futuro migliore. E' la rappresentazione del "sogno" d'ogni persona, non solo immigrato, di quel desiderio che tutti hanno di migliorare se stessi e la propria situazione, sia a livello lavorativo, familiare o economico. E' l'impulso che spinge ciascuno a cercare il "successo" ed è questo l'elemento che coinvolge lo spettatore e gli permette di partecipare emotivamente alla storia, tifando per i Beiji. "La Graine et le mulet" rappresenta l'avventura verso l'incognito, il tentativo di decidere da soli della propria vita ed entrare a far parte di "quelli che ce l'hanno fatta", che sono riusciti a scappare dalla situazione precaria e a creare qualcosa. Lo stile è leggero e ad impreziosire la pellicola è l'ironia, che investe e imbeve di sé tutta l'avventura permettendole di acquisire la dimensione narrativa tipica del romanzo.

La frase: "La Francia non è un bordello, se ne vada lui. Sarà un piacere".

Federica Di Bartolo

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