Kill Gil (Vol. 2 e ½)
Il 19 novembre 2004, come abbiamo imparato dai primi due film di questa serie di documentari autobiografici, Gil Rossellini è stato colpito dallo stafilococco aureo, un ceppo potentissimo di un batterio che normalmente si trova sulla pelle di tutti. Questo ha provocato a Gil una sindrome molto rara, che stando alle statistiche colpisce una persona su dieci milioni. Fra le persone colpite, se ne salva una su cento, per la difficoltà di eseguire una diagnosi immediata. Con i precedenti due capitoli Gil ha raccontato il decorso della sua malattia, le difficoltà, i momenti di speranza e di disperazione, e ci ha fatto conoscere le persone straordinarie che lo hanno assistito in tre anni di sofferenze.

Il terzo capitolo di questa insolita trilogia rappresenta purtroppo l'eredità spirituale di Gil. Il film, presentato per il Festival di Roma nel luglio del 2008, è stato poi rimontato a seguito di un improvviso aggravamento delle condizioni di salute del regista.
L'ultimo montaggio di Gil è stato effettuato il 2 ottobre del 2008.
La mattina del 3 ottobre Gil Rossellini si è infine spento a conclusione della sua tenace lotta contro la malattia. A differenza dei precedenti capitoli, in questo Kill Gil 2 e 1/2 vengono mostrati anche filmati di repertorio, provenienti anche dalla collezione di famiglia, in cui il documentarista mostra, fin dall'inizio, di aver vissuto una vita piena e soddisfacente, in cui ha potuto realizzare molti dei suoi desideri e in cui si è potuto esprimere anche come artista.

Quando chiedevano a Gil perché avesse deciso di fare un film sulla sua malattia lui amava rispondere "perché sono un documentarista, e mi sembrava giusto raccontare la cosa più straordinaria che mi era accaduta durante la mia vita". La portata innovativa di questa pellicola in effetti deriva proprio da questo gesto che compie il cineasta, che infine rivolge la videocamera su stesso. Non si pensi che Gil abbia preso questa decisione con intento pietistico o di autocommiserazione: la sua voce narrante è sempre fredda e fattuale, spesso non priva di una delicata ironia che rivela più di qualunque altra cosa il suo amore per la vita. Il regista in realtà ha un intento molto più ambizioso. Mostrando all'obiettivo il suo corpo martoriato, tagliato e manipolato, in realtà Gil Rossellini rende la materia transeunte che compone la sua fisicità "corpo cinematografico", trasfigurato ed immortale. La sequenza della conversione e del battesimo di Gil, con tanto di sottofondo da Jesus Christ Superstar, non è affatto casuale quindi, ma è un passaggio logico e coerente.

Molti erano i progetti che Gil aveva in mente dopo quest'ultimo film, soprattutto ancora documentari, che purtroppo resteranno tutti sulla carta. A noi resta quest'ultimo lavoro, che senza dubbio in futuro diventerà oggetto di studio.

La frase: "Ero deluso dal fatto che Quentin Tarantino non mi avesse fatto ancora causa...".

Mauro Corso

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