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As the God’s will

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Thomas Cardinali18 ottobre 2014
 

  • Foto dal film As the God’s will
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Lo straordinario talento del cineasta Takashi Mike è riconosciuto a livello internazionale, e anche in "Kamisama no iutoori / As the Gods Will" riesce ad esprimere dramma ed ironia.
La tematica di un dio accompagna i protagonisti nel corso di tutto il film, ma è quasi impercettibile visto che i sentimenti più presenti sono amicizia, amore e coraggio. Una tranquilla giornata scolastica si trasforma in una maratona di morte in un grande gioco multi level con personaggi che entrano ed escono come attraverso una porta girevole. Il lungometraggio rende omaggio alla cultura giapponese sotto i suoi aspetti più significativi: intelligenza, integrità... e anche sotto l'aspetto delle tradizioni ludiche.

Il regista riesce ad esprimersi attraverso le tecniche più interessanti, un esempio è la tecnica a passo 1, ma la cosa che più colpisce lo spettatore è come non ci si annoi mai e si cerchi sempre di arrivare alla soluzione del livello prima dei protagonisti.
L'opera è tratta dall'omonimo manga e ne rispecchia fedelmente i messaggi, che qui vengono enfatizzati maggiormente.
Il sangue nel gioco del Daruma è spettacolare per il modo divertente con cui viene rappresentato, ormai un classico del maestro nipponico.

Successivamente il gruppo di studenti se la deve vedere con un Gatto gigante che cerca di divorarli. La sequenza di peripezie non si ferma e si trovano teletrasportati all'interno di un cubo volante in diretta tv e affrontano le dolci e tremende bambole parlanti Kokeshi.

Gli sfortunati partecipanti alla sfida con la morte vengono catapultati nel polo nord dove affrontano un orso polare bianco, che ucciderà uno di loro qualora dovessero mentire alle sue domande. La verità però è più semplice di quanto possano immagine e si arriverà al the final stage.

Il lungometraggio dopo questo percorso videoludico di tradizione nipponica come poteva terminare? Con l'unico caposaldo della loro cultura ludica, ossia le Matryoshka che li sfideranno a un nascondino, dove uno di loro dovrà per forza di cose morire.
Agilità, intelligenza, intuito e logica sono le qualità richieste per sopravvivere…ma forse non basteranno.

Gli attori si comportano splendidamente, specie il protagonista maschile Fukushi Sota, forse proprio per l'età contemporanea a quella del personaggio che è chiamato ad interpretare. Splendida anche Hirona Yamazaki, che il grande pubblico internazionale potrebbe ribattezzare per le fattezze fisiche la "Jennifer Lawrence d'Oriente", la quale riesce a trasmettere la forza al proprio migliore amico per andare avanti. Il loro rapporto d'amicizia cambierà evolvendosi man mano che gli stage vengono superati ed è una delle sottotrame più europee di questo film. La storia d'amore che non si consuma mai, ma resta sempre sospesa su un filo invisibile renderà ancora più interessante seguire l'intreccio narrativo. Il coraggio e la bontà d'animo di Fukushi si contrappongono alla piena follia del "villain di turno", Ayame, un compagno di scuola che si mostra nella sua vera natura di killer psicopatico e che accompagnerà come una spada di Damocle la truppa dei malcapitati liceali.

L'ennesimo splendido lavoro low cost del maestro Takashi Miike, appena 2 milioni di dollari di budget, è forse un compromesso verso il cinema occidentale, proprio nella speranza che venga distribuito nelle sale e che il talento di questo cineasta possa essere accessibile al più ampio pubblico possibile, come merita


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