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Il cacciatore di zombie











Fin dal prologo, abbiamo in scena i morti viventi, ma dalla costruzione dei personaggi e dalla tipologia di linguaggio delle immagini sfruttato risulta immediatamente chiaro che il secondo lungometraggio diretto dall’argentino classe 1976 Alejandro Brugués – già autore del dramma "Personal belongins" (2006) – miri tutt’altro che a prendersi sul serio.
Del resto, il titolo richiama evidentemente alla memoria quello originale de "L’alba dei morti dementi" (2004) di Edgar Wright, ovvero "Shaun of the dead"; però, mentre lì avevamo un manipolo di coraggiosi sopravvissuti alle prese con una divertente epidemia zombesca per le strade di Londra, qui a fare da protagonista è Alexis Díaz de Villegas nei panni di Juan, il quale, a fronte del virus che ha finito per trasformare nelle camminanti salme cannibali gli abitanti dell’Havana, cerca di trarre vantaggio economico dalla situazione offrendosi a un prezzo ragionevole come sterminatore di infetti.
Segnando soltanto l’inizio di una movimentata avventura destinata a coinvolgere altri, più o meno grotteschi personaggi, a partire dall’amico Lazaro alias Jorge Molina, facilmente dedito alla masturbazione, ma senza dimenticare d’introdurre immancabili sottotesti socio-politici.
Perché, man mano che Cuba fa da efficace scenario, da un lato non mancano di essere tirate in ballo l’omofobia e la crisi, dall’altro i leader comunisti arrivano a sostenere che il flagello che ha colpito la popolazione rientra, sicuramente, in un piano escogitato dagli Stati Uniti al fine di annientare il governo.
E, complici i riusciti effetti speciali di trucco, in mezzo a tanto black humour non sono certo gli spargimenti di liquido rosso a risultare assenti nel corso dell’oltre ora e mezza di visione; le cui memorabili sequenze annoverano, tra l’altro, una grottesca decapitazione di massa e un balletto improvvisato da Juan con un ragazzo infetto al quale è ammanettato.
Contribuendo in maniera fondamentale a conferire il buon ritmo narrativo a un’operazione che, in fin dei conti, si limita a riprendere discretamente – seppur con diverse trovate originali – quanto fatto da Sam Raimi e Peter Jackson nei loro splatter d’inizio carriera.

La frase:
"Juan dei morti, uccidiamo i suoi cari, in cosa posso aiutarla?".

a cura di Francesco Lomuscio

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