Harrison's Flowers
Le guerre odierne non devono farci dimenticare la crudeltà di quelle del passato soprattutto se questo passato non è poi così lontano. La guerra tra Serbi e Croati del '91 è indubbiamente una di queste. Un conflitto etnico ancor prima che politico, di cui il mondo è rimasto ignaro o forse indifferente a lungo, prima che giornalisti e fotoreporter ne denunciassero la brutalità e la spietatezza.
Il regista francese Elie Chouraqui decide di tornare alla regia dopo tre anni di lontananza, raccontando la storia di una donna che affronta inconsapevolmente quella guerra con la certezza di ritrovare il marito dato per morto.
È un viaggio sconvolgente nelle profondità conosciute di un conflitto bellico di entità sproporzionate perché affatto legato alla pratica militare consueta.
La guerra in Yougoslavia Chouraqui la racconta costringendoci ad entrarvi d'un colpo; provando lo stesso sconcerto e la stessa smisurata angoscia della protagonista. La guerra è dietro la curva, e solo un curioso e insospettabile silenzio la anticipa.

Il viaggio di Andie McDowell nei panni di Sarah Lloyd è anche testimonianza di una passione inestinguibile che l'orrore e il terrore non riescono a fermare, come non riesce a farlo la ragione. Accompagnata da un gruppo di fotoreporter il percorso fino a Vukovar è ritmato dallo scoppio continuo di bombe, dallo sparare senza sosta dei cecchini, dall'inesorabile crudeltà dei soldati che uccidono donne e bambini.
In tutto quel sangue e arrivando persino a percepire l'odore di morte non ci si chiede più chi è chi; di colpo si snaturano domande sul perché di parole come pulizia etnica in un epoca che, con miope ostinazione, ci affanniamo a chiamare moderna. Un tragitto lunghissimo quello dei protagonisti fino a Vukovar e anche quello del pubblico. Affannati e terrorizzati anche noi come loro, abbassiamo la testa alle granate che scoppiano incessantemente, tentando di trovare riparo ovunque.

Sarah nel disastro di una città che non esiste più, continua a seguire le tracce del marito, segnate solamente dall'istinto e dal sentimento, arrivando in un ospedale che non esiste già più, perso tra le grida di dolore di quelli che dai loro letti non possono uscire, e immerso nel fumo di incendi che lo mangiano ancora vivo.
La guerra è finita. Milosevic vincitore decreta il ripristino del silenzio.
E per Sarah, come anche per noi, la pace è silenzio.

Valeria Chiari

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