Hancock
Con il nero volto dell’osannatissimo Will Smith, prende il nome da John Hancock, primo firmatario della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, beve come una spugna, vola e salva vite, ma, nonostante le buone intenzioni, i suoi atti eroici finiscono sempre per lasciarsi alle spalle notevoli danni, tanto da assumere quasi le fattezze di una maledizione agli occhi dei cittadini di Los Angeles.
Questo è il bizzarro e facilmente sboccato supereroe protagonista del nuovo lungometraggio di Peter Berg (attore dalla lunga carriera, ma anche regista di film come "Il tesoro dell’Amazzonia" e "The Kingdom"), che apre all’insegna del fracasso da fx a tempo di black music per poi concentrarsi, inaspettatamente, sulla rieducazione del personaggio per mano di Ray Embrey, dirigente di una società di pubbliche relazioni interpretato da un sempre più bravo Jason Bateman e sposato con la bella Mary, nei cui panni troviamo Charlize Theron.
Quindi, un nuovo paladino della giustizia che, ancor prima di riallacciarsi alla tradizione di cine-comics che ci ha regalato serie di successo del calibro di "Batman" o "Spider-man", sembra rifarsi alla corrente di varianti ironiche alla Ralph supermaxieroe dell’omonimo telefilm o "La mia super ex ragazza" di Ivan Reitman, pur senza puntare in maniera esclusiva al lato ironico, perché, come spiega il produttore Michael "Miami Vice" Mann: "Volevamo realizzare una pellicola che passasse da un divertimento profondo e irriverente ad essere sexy e romantica, eccitante e poi meravigliosamente toccante".
Infatti, in mezzo alla sarabanda di spettacolari effetti speciali ed alla manciata di battute e situazioni divertenti, sembra essere lasciato non poco spazio (più o meno allegorico) a riflessioni riguardanti l’integrazione all’interno della società, il ruolo dell’eroe e l’indebolimento dovuto al potere dell’amore, mentre il ritmo narrativo, però, si trova inevitabilmente a dover fare i conti con uno script che, al di là di una sorpresa che giunge a circa metà pellicola, finisce per privilegiare maggiormente i contenuti di fondo rispetto al fondamentale lato relativo all’intrattenimento.
E ciò che ne viene fuori è un discutibile ed anomalo prodotto decisamente difficile da giudicare, proprio come diversi degli assurdi lavori di Berg (si pensi a "Cose molto cattive").

La frase: "Dei, angeli, culture diverse ci chiamano con diversi nomi, ora all’improvviso supereroi".

Francesco Lomuscio

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