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Godzilla II - King of the Monsters

La recensione del film a cura della Redazione di FilmUP.com

di Francesco Lomuscio26 maggio 2019Voto: 6.5
 

  • Foto dal film Godzilla II - King of the Monsters
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Quello a cui assistiamo qui è il ritorno dei titani. Ma chi sono i titani? Semplicemente, i legittimi dominatori della Terra, per la quale, invece, gli umani rappresentano l’infezione da debellare.

A cinque anni dal magnifico “Godzilla” diretto da Gareth Edwards che, a dispetto del titolo, si rivelò più una continuazione che un vero e proprio remake dell’omonimo classico della Settima arte dagli occhi a mandorla firmato nel 1954 da Ishiro Honda, è su questa base che si regge il plot al servizio di un sequel destinato ad aprire nello scenario apocalittico della San Francisco distrutta del 2014.
Una situazione di partenza che, poco dopo aver introdotto il personaggio della dottoressa Emma Russell interpretata da Vera Farmiga, provvede quasi subito a mostrare Mothra, ovvero la gigantesca falena che effettuò il proprio ingresso nell’universo della celluloide attraverso una pellicola dedicatale dal già citato Honda nel 1961.

E si tratta soltanto del primo kaiju (mostro nipponico) che l’agenzia di criptozoologia M.O.N.A.R.C.H. si trova a dover fronteggiare nel corso delle circa due ore e dieci di visione, che trasportano nel sempre più elaborato universo dell’effettistica digitale hollywoodiana d’inizio terzo millennio anche altre due creature cinematograficamente lanciate nella filmografia hondiana: lo pteranodonte visto per la prima volta in “Rodan, il mostro alato”, del 1956, e il drago tricefalo volante che debuttò nel 1964 in “Ghidorah! – Il mostro a tre teste”.
Entrambi destinati, ovviamente, a scontrarsi con il lucertolone radioattivo più famoso dei fotogrammi in movimento, effettuano le proprie entrate in scena, come c’era da aspettarsi, all’insegna dell’alta spettacolarità, tra jet in volo, gente in fuga e devastazioni assortite.

Del resto, man mano che ritroviamo Ken Watanabe nei panni dello scienziato Ishiro Serizawa e che Charles Dance concede anima e corpo a Jonah Alan, eco-terrorista ossessionato dal desiderio di ristabilire l’ordine mondiale, l’operazione sembra stavolta essere unicamente interessata ad inanellare una sequela di momenti volti a regalare tanto facile intrattenimento allo spettatore, a differenza di quanto avvenne nel lungometraggio precedente, caratterizzato da una lunga prima parte d’attesa.
Quindi, già autore di apprezzabili horror quali “La vendetta di Halloween” e “Krampus – Natale non è sempre Natale”, il nuovo arrivato dietro la macchina da presa Michael Dougherty – che ricordiamo anche essere stato sceneggiatore di “Superman returns” – privilegia l’azione e il movimento per abbandonarsi del tutto al concepimento di quello che altro non vuole essere, in maniera evidente, che un rifacimento da centinaia di milioni di dollari di uno dei tanti film che, da “Watang! Nel favoloso impero dei mostri” a “Distruggete Kong! La Terra è in pericolo!”, tra gli anni Sessanta e Settanta hanno visto Gojira (come viene chiamato in Oriente il caro vecchio Godzy) e avversari preistorici tutti insieme appassionatamente.

Oggi come allora, di conseguenza, la sceneggiatura altro non rappresenta che un semplice pretesto per mettere in piedi massicce dosi di liberatorio fracasso a sfondo ecologista che, qui rese più accattivanti dai toni cupi e freddi dispensati dalla fotografia di Lawrence Sher, individuano nello scontro conclusivo quello maggiormente capace di colpire dal punto di vista visivo.
Questo è il MonsterVerse made in USA derivato dai kaiju eiga (film di mostri giapponesi). Prendere o lasciare… con un’ultima sorpresina posta al termine dei titoli di coda.


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