Gangster N.1
Con una musica molto romantica anni '60 inizia il primo lungometraggio di Paul McGuigan, affermato fotografo passato al cinema, dopo alcuni documentari per la televisione, con una serie di cortometraggi tratti dal romanzo di Irvine Welsh "The acid house".

Nonostante la musica non si tratta d'una storia d'amore al contrario, McGuigan racconta le vicende di Gangster e dei suoi inizi nel mondo della feroce malavita londinese del 1968, quando l'allora Re era Freddie Mays, conosciuto anche come il macellaio di Mayfair, boss dalla faccia d'angelo vestito di mohair italiano, con fermacravatta e orologio d'oro e un appartamento dai divani in pelle il cui profumo inebria il giovane Gangster. Diventato uno degli uomini di Freddie, Gangster passa il tempo ad eseguire omicidi e violente torture e il più delle volte non commissionate.
Attraverso la magnifica interpretazione di Paul Bettany, Gangster rivela tutta la propria follia che riesce sempre più difficilmente a tenere a freno.
L'invidia per le cose e lo stile di vita di Freddie si trasforma rapidamente in odio irrefrenabile che lo spingerà a tenere il silenzio sul complotto ordito da un altro boss ai suoi danni, e a diventarne persino spettatore entusiasta.
Totalmente incapace di provare un qualsiasi sentimento d'amore e con tutta la violenza apertamente mostrata dal suo sguardo e dalla piega cattiva della bocca, Gangster ha inaspettatamente il suo alter ego proprio in Freddie, che riesce ad innamorarsi perdutamente di una donna e che preferisce sempre aspettare la certezza di una colpa piuttosto che vendicarsi ciecamente con sanguinose stragi.

La regia è molto casta nelle immagini, ed è indubbiamente una delle carte vincenti del film. Sarebbe stato infatti troppo facile, parlando d'un mondo di crudeli gangster, mostrare carneficine o cadaveri ridotti in poltiglia e spargerli su ogni fotogramma. Al contrario, e saggiamente, McGuigan mostra solo la sparatoria in cui Freddie e la sua fidanzata restano vittime, decisamente meno violenta della crudele telecronaca di Gangster che osserva la scena ghignante dallo specchietto retrovisore della sua auto.
Non si vede alcuno dei cadaveri che Gangster maciulla, ma solo la preparazione degli oggetti di tortura o il viso e la maglietta del giovane "mostro" lordi di sangue. L'attenzione è tutta concentrata sul personaggio, sugli occhi di ghiaccio che hanno poco di umano eccetto per alcuni brevissimi e passeggeri istanti in cui un velo di malinconia sembra appannarli, ma che altrettanto repentinamente fugge via, tanto da chiedersi se è stato solo il desiderio di vedere finalmente un segno di umanità. La sua rabbia esplode e si frantuma in mille pezzi come farebbe un colpo su uno specchio e il regista aggiunge inquadrature spezzate da specchi e luci.
La psicologia del personaggio altalena dall'esaltazione della propria potenza all'ossessiva invidia di tutto ciò che possiede Freddie e la macchina da presa osserva quello che Grangster osserva, parla con lui concentrandosi sul viso, escludendo tutto il resto intorno.

Grande arte del regista anche nella scelta degli attori. Dal già citato Paul Bettany che illustra perfettamente la totale ed estrema violenza del personaggio e la sua assoluta mancanza di sentimento, arrivando a Malcom McDowell, che interpreta Gangster adulto, attraverso il quale il personaggio assume toni che ricordano l'antica follia, ma che il forte senso di inadeguatezza nei confronti del tanto odiato Freddie lo ha trasformato in un uomo non meno cattivo ma indubbiamente più fragile.

Valeria Chiari

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